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10-11 febbraio 2007
Congresso comunale della Margherita di
Gorizia
Relazione
del candidato presidente Federico Portelli
Un saluto cordiale ai rappresentanti delle
forze politiche qui presenti,
all’on. Ivano Strizzolo ed al consigliere
regionale Franco Brussa,
a tutti quanti hanno voluto partecipare al
nostro secondo congresso cittadino.
Care amiche e cari amici,
Introduzione
C’incontriamo, oggi, per confrontare le
nostre idee ed opinioni attorno al Partito Democratico.
Un’articolata stagione congressuale,
questa, in cui La Margherita rinnova ai vari livelli di responsabilità
la propria classe dirigente, in coerenza con il percorso da fare.
E’ questo un congresso, nello specifico,
in cui discutere, dibattere, giudicare, su come la Margherita comunale è
stata condotta, in questi tre anni di mandato, dalla segreteria uscente.
Un congresso in cui rincominciare a
parlare di politica e di futuro, sgombrando il campo da inutili
personalismi.
Un congresso in cui ognuno di noi,
imparando anche dagli errori, sappia ritrovare le motivazioni per un
nuovo inizio ed un rilancio della Margherita cittadina.
Un congresso i cui tempi sono dettati da
un’agenda nazionale che qui s’incrocia con gli importanti appuntamenti
elettorali che ci vedranno protagonisti tra tre mesi. Su questo
specifico, e mi rivolgo al segretario uscente, voglio dire già fin
d’ora, in premessa, come sia stato assolutamente dannoso, oltre che
improprio, il voler a tutti i costi caricare questo appuntamento
congressuale con altri temi, quali la candidatura a sindaco e la
strumentale richiesta di primarie, che andavano invece sciolti con
maggior anticipo e serenità. Quasi un Giorno del Giudizio, in cui
separare i buoni ed i cattivi, in cui usare il numero delle tessere per
confermare o meno il sindaco uscente. Questo specifico aspetto, amici,
andava affrontato e risolto separatamente: bastava che il presidente
della convenzione convocasse, prima dell’estate, un’apposita assemblea
degli iscritti per dibattere e confrontarci su questo, nell’interesse
del partito e della coalizione. Non potevamo certo farlo noi,
opposizione interna, posto che per responsabilità dell’attuale gruppo
dirigente ci è stato negato il diritto, previsto dallo Statuto, di
intraprendere, responsabilmente e per tempo, l’autonoma convocazione
dell’assemblea comunale della Margherita: il numero e l’elenco degli
iscritti residenti nel Comune di Gorizia ci è stato negato per questioni
di privacy, quasi che fossimo una consorteria. Su questo tornerò più
avanti, quando tratterò dei metodi con cui la segreteria uscente ha
gestito il partito.
Ad ogni modo, anche sui temi delle
primarie e del candidato sindaco, temi posti dalla relazione del
segretario uscente ed ampiamente anticipati e sviluppati in uno
stillicidio di dichiarazioni sui quotidiani locali da oltre un anno e
mezzo, non ci sottrarremo al dibattito, distinguendo ruoli e
responsabilità.
Innegabilmente, il partito si presenta a
congresso lacerato da tensioni interne che nuocciono a tutta la
coalizione e mettono a rischio l’esito della competizione elettorale
stessa. Se non potrà essere unitario, l’auspicio è che questo congresso,
almeno, sia vero, franco e costruttivo. Un occasione in cui dire le cose
che hanno funzionato bene, e quelle che hanno funzionato meno bene, in
questi anni di “consolidamento” in partito del “movimento” della
Margherita nato nel 2002.
Un congresso in cui dividerci sugli
obiettivi e sulle strategie, se necessario. Ma senza avventurismi e
fughe in avanti, come ci è toccato leggere a proposito di ipotetiche
scissioni e liste civiche alternative. Poi, certo, chi vincerà dovrà
farsi carico di portare avanti, con coerenza, le linee programmatiche su
cui oggi chiede il mandato all’assemblea degli iscritti.
Voglio anch’io ringraziare Luigi per il
lavoro fatto in questi anni difficili, al di là del giudizio politico
che ci divide sulle cose fatte.
Tratterò, nella mia relazione, dapprima il
tema del Partito Democratico e le modalità con cui dovrebbe nascere;
passerò poi a sviluppare brevemente il tema della partecipazione, per
passare alle prospettive della Margherita locale, delle sfide future,
dei comportamenti coerenti e credibili per arrivare al Partito
Democratico.
primo tema - Verso il partito democratico
Il processo più rilevante, nel contesto
politico nazionale degli ultimi 10 anni, è l’avvio serrato della
discussione sulla fase costituente di un nuovo soggetto politico, il PD.
Un grande progetto con cui portare a termine il percorso iniziato con
l’invenzione dell’Ulivo e con cui semplificare il sistema partitico
italiano, creando un ampio soggetto riformatore adatto alle sfide del
XXI Secolo. Un Partito Nuovo, come lo è stato la Margherita, capace di
attivare una partecipazione autentica e di massa. Infine, un possibile
approdo, davvero a portata di mano, della lunga transizione nel
centro-sinistra italiano.
Un progetto di medio-lungo termine che
richiederà, oltre alla fase di dibattito congressuale che stiamo
vivendo, una altrettanto intensa elaborazione culturale per la
costruzione dei valori comuni che dovrà affiancare la fase
organizzativa, pure importante. Un partito nuovo, che non sia la pura
"fusione fredda" delle strutture organizzative e delle identità
esistenti. Un partito con cui declinare in futuro temi quali la libertà,
l’uguaglianza, l’economia di mercato, l’ordine internazionale, il
rapporto tra etica individuale e collettiva.
Un percorso irto d’ostacoli, certo, in cui
la preservazione delle identità precedenti rischia di essere più
importante di quella identità comune che, invece, bisogna trovare. Un
percorso, amici, nel quale finché i ragionamenti avvengono nei seminari
(Orvieto), tutto risulta lineare. Quando poi ci si dovrà calare nella
concretezza, il rischio è che ciascuno venga trascinato verso il proprio
passato, vinto dalle resistenze culturali che provengono dalla base o
dall’istinto di mantenimento ed autoconservazione degli apparati e delle
nomenclature. Tessere di un mosaico da comporre. Per alcuni, anche,
tessere di partito da far contare e pesare.
Non sono mancati, su questo percorso già
difficile, errori d’impostazione. Anzitutto, l’Assemblea Federale di
maggio 2005 in cui l’orgoglio di partito, utile per certi versi in
quella fase, non è stato invece compreso dal nostro elettorato e da
molti militanti. Dura è stata la punizione, in termini di consenso, alle
politiche del 2006 nel voler presentare il simbolo della Margherita e
non quello dell’Ulivo. La debolezza del governo, a livello di
rappresentanza parlamentare al Senato, sconta ancora quell’errore.
Finalmente c’è nuovo slancio, almeno a livello d’indirizzo politico. Non
dobbiamo, ora, commettere l’errore opposto, dando impressione che sia
tutta un’operazione tra gruppi dirigenti.
Acquisita la volontà di costituire il
nuovo soggetto, abbiamo pure assistito, per mesi, ad un’imbarazzante
fase di “composizione” di un set di valori, quasi sfogliando un catalogo
od un campionario, alla ricerca della definizione politico-valoriale del
Partito Democratico nascente.
Altro errore d’impostazione, che è in
realtà un portato strisciante del dibattito di questi anni: terminato il
periodo delle ideologie, ci si è innamorati dei partiti snelli, di
plastica, quasi fossero segno di modernità. Il PD, al contrario, deve
essere partito popolare e di massa.
Amici, il PD non sarà solamente uno
strumento di marketing elettorale!
Dovrà essere strumento di rappresentanza e
militanza politica.
Dovrà essere un partito nuovo, vero,
partecipato, trasparente.
Dovrà nascere come conseguenza di
un’analisi profonda della società, dei problemi in cui ci troviamo.
Dovrà segnare una rotta, con un orizzonte
temporale per i prossimi decenni. Non avrà alcun successo, politico o di
consenso, se non saprà rappresentare istanze e bisogni della nostra
gente.
Secondo tema, legato al primo - Il Partito
demcratico come strumento di partecipazione
Tra i tanti possibili, vorrei approfondire
solamente un aspetto, direi una precondizione, che ha rappresentato in
questi 10 anni un tratto distintivo del panorama politico che ci
accingiamo a rappresentare con il PD, e che ha avuto forti riflessi
anche sul partito, a livello locale goriziano fin dalla sua nascita: il
nostro elettorato esprime un desiderio, direi un bisogno, di
partecipazione.
Su questo specifico aspetto dobbiamo stare
molto attenti. Non dobbiamo deludere quella larga fetta di cittadini che
ambiamo a rappresentare.
Se il nostro elettore non trova risposta,
se percepisce un arroccamento delle segreterie, se sente odore di trame
e di strumentalizzazione, ci abbandona. Spesso, applica un consapevole e
molto poltico astensionismo di protesta. L’analisi dei flussi
elettorali, ad ogni livello territoriale, dimostra che non si ha quasi
mai “travaso” tra centrosinistra e centro-destra. Vince, ed ha successo,
il partito e la proposta politica che meglio riesce ad evitare
l’astensione dei propri elettori potenziali.
Ma non ne faccio solamente una questione
di successo numerico del futuro PD. La preoccupazione forte che ho, e
dobbiamo essere doppiamente attenti, è di non ingenerare un pericoloso
riflusso nella società italiana, pericolosissimo per la tenuta
democratica complessiva. Già una metà del paese, quella che aveva
creduto nel sogno berlusconiano, è stata disillusa, e si rifugia in
sentimenti di rabbiosa protesta, politicamente non mediata,
populisticamente cavalcata dal c-dx. Se dovesse accadere che anche
l’altra metà del paese, dopo aver riposto la propria fiducia nel c-sx,
nella sua presupposta credibilità e serietà, dovesse essere delusa,
allora la disaffezione nei confronti delle istituzioni, del sistema
della rappresentanza, dello Stato, subirebbe un grave arretramento. La
stessa preoccupazione vale per il livello locale del partito.
Rimbocchiamoci le maniche, dunque! L’idea
di partecipazione, o di cittadinanza politica, si basa su un pilastro:
la socializzazione di cittadini autonomi che partecipano attivamente
alla vita della propria comunità, sulla base di motivazioni diverse, ma
tutte aventi come carattere distintivo la ricerca della “felicità
pubblica”. A questi cittadini dobbiamo prioritariamente ritornare a
rivolgerci. [comitati, Forum…]
Sono cittadini attivi, ma non sono affatto
docili; sono elettori intransigenti, capaci di mobilitarsi per impedire
che sia approvata una legge ingiusta o per spingere chi ci governa ad
affrontare i problemi dell’interesse comune; sono attivi in associazioni
di vario genere; seguono le vicende della politica locale, nazionale ed
internazionale; vogliono capire e non vogliono essere guidati o
indottrinati.
Il Partito Democratico deve dare,
innanzitutto a questi cittadini, risposte. Deve corrispondere
effettivamente alle istanze di partecipazione. Un prendere parte attivo,
scelto liberamente e altrettanto liberamente perseguito.
Questa è la spinta che ha sorretto l’Ulivo
“oltre” le segreterie. E’ stato un valore aggiunto decisivo. E’ la
spinta delle Primarie di Prodi, straordinarie, dell’anno scorso.
Sicuramente, rappresenta il più grande vantaggio competitivo nei
confronti del centro-destra.
Se la partecipazione è un valore positivo,
domandiamoci perché un individuo decide di impegnarsi in politica.
Interroghiamoci su quelle che sono le nostre motivazioni. Noi tutti
siamo politicamente impegnati. Il mio impegno diretto in politica,
susseguente alla traumatica vittoria di Berlusconi nel 2001, è nato
dalla percezione di potere, in un modo o nell’altro, incidere sul
processo politico che doveva realizzare il sogno di vincere le comunali
del 2002. [Molti, tra i presenti, hanno fatto lo stesso percorso a
partire dal 2001…]
C’è quindi bisogno di dare risposte, in
termini di partecipazione, ai cittadini che chiedono partecipazione. I
comitati elettorali, che sorgono in occasione degli appuntamenti
elettorali e poi svaniscono, ai vari livelli, non rappresentano uno
strumento politico efficace. La partecipazione diretta, se episodica,
non produce né proposte né sintesi politiche. Anzi, genera più tensioni
che altro. Il partito è insostituibile nel quadro democratico.
Se queste sono le necessità, che
scaturiscono da un quadro generale della politica italiana, calandoci
nella dimensione locale, domandiamoci se il partito, per come è nato e
si è strutturato in questi anni, ha saputo rispondere a queste sfide.
Situazione locale
La Margherita, a Gorizia, è nata in pieno
spirito ulivista e conteneva in sé tutte le potenzialità per
interpretare al meglio lo spirito del PD. Era il frutto dell’intenso e
tenace lavoro, a livello locale, delle migliori intelligenze dell’area
moderata del centro sinistra e portava a convergenza
politico-programmatica partiti diversi per cultura e tradizione
politica. Un soggetto che nasceva per l’impegno dell’allora gruppo
consiliare dell’Ulivo, guidato dal compianto amico Ario Rupeni, e dalla
volontà ed intelligenza politica con cui ex Popolari ed ex Democratici
avevano saputo costruire il nuovo soggetto.
Il Circolo della Margherita di Gorizia,
organismo costituente di quello che ancora non era un partito, né a
livello locale né a livello nazionale, nacque nel finire del 2001 per
favorire la partecipazione dei cittadini alla vita politica ed
istituzionale ai diversi livelli e per rendere forte lo schieramento di
centro sinistra attraverso un nuovo modo di concepire i rapporti interni
al partito, il suo rapporto con i cittadini e il rapporto di questi
ultimi con le istituzioni. La capacità di ascolto, l’apertura alla
società civile, nuove capacità organizzative, la messa in rete di
competenze ed impegno volontario, la capacità ed il coraggio di unire in
un’unica lista al Consiglio comunale varie componenti moderate, vincendo
qualche tabù, furono premiate dagli elettori. Quel primo gruppo
dirigente, che ricordiamolo aveva saputo integrare nella lista l’Italia
dei Valori, gli amici dell’Unione Slovena, autorevoli rappresentanti di
liste civiche che con chiarezza e trasparenza, nel finire del precedente
mandato, avevano abbandonato il centro-destra e si erano federate con la
Margherita.
Quella Margherita non nasceva come un
fiore nel deserto. L’humus civile gettato da comitati, soprattutto
quello per la difesa della sanità, dava i suoi frutti. Gorizia si
risvegliava. In tanti vedevano la Margherita come un laboratorio
politico in cui cimentarsi, uno strumento di vita democratica.
La Margherita era un partito forte,
dinamico, propositivo, militante, che alla prima prova elettorale
raggiungeva il 22% ed aveva raccolto attorno a sé il meglio della
società civile che si impegnava in politica.
Quella fase virtuosa, legata ad un periodo
in cui il movimento non si era ancora strutturato in partito, terminava
con il primo congresso, il primo errore grave dell’attuale segreteria.
Era, quello, un congresso fondativo del partito, in cui prioritaria
rispetto ad ogni altra questione doveva essere l’unità, con una
segreteria collegiale ed una linea condivisa. Nasceva, invece, con una
prova di forza politicamente insensata ma giustificata rozzamente dai
numeri, una segreteria di parte. Il partito non era più di tutti. Di
tutti quelli che l'avevano, tra l'altro, fatto nascere. Era proprietà di
alcuni. L’intento dichiarato, già questo era la negazione della politica
e della funzione del partito, era questo: “Abbiamo vinto noi, quindi
zitti per tre anni ed alla fine vedremo: se avremo fatto bene,
chiederemo al congresso la riconferma, altrimenti ci cambierete”.
E’ arrivato quel momento che tanto
invocavate. Il momento del giudizio. Nulla di personale nei confronti di
Luigi. E’ a tutta la maggioranza che ha retto la segreteria uscente che
mi rivolgo. Mi sono divertito a rileggermi la relazione di Capogrosso al
congresso del 2003. Pindaro, poeta greco, diceva “l’azione è la
verifica di ogni uomo”. Vediamola assieme, questa verifica. Vi
citerò solo alcuni passi significativi, andando per temi.
I
circoli
“Grande attenzione dovremo rivolgere
[…omissis…] all'ala "movimentista" del partito, i circoli”. Questi,
invece, sono stati completamente trascurati dalla segreteria e messi in
un angolo. Sono diventati una costola a parte, da cui è nata una seconda
Margherita, che con coerenza ha proseguito sulla linea e con lo spirito
iniziali, mentre dalla segreteria non è arrivato nessun appoggio alle
iniziative, nessun contributo finanziario a chi faceva realmente
attività. La segreteria, nel contempo, si è dimostrata per assenza di
iniziative su qualsiasi tema. Sui referendum tardi e male. Emblematica,
la manifestazione del 9 ottobre 2004 (?) per la sanità e l’unione della
provincia.
Apertura agli iscritti
“Il partito siete voi, solo il continuo
confronto con voi potrà impedire la sclerotizzazione del nostro
movimento. Solo l'apporto di idee e di persone potrà farci crescere. Per
questo dovremo tenere aperta la sede, attrezzarla adeguatamente,
renderla un centro di attrazione per chi desidera avvicinarsi alla
politica.” Esattamente il contrario di quanto fatto, e non mi
riferisco certo al cambio di serratura della sede.
Più in generale, all’interno del partito è
mancato il confronto democratico, gli iscritti non sono stati coinvolti
nelle scelte.
Sotto il simbolo del nostro partito sta
scritto “Democrazia è Libertà”. Da novembre 2003, invece, molti e
delicati passaggi politici ed organizzativi sono stati compiuti senza
che il Presidente ritenesse di convocare gli iscritti, come richiesto
invece dalla Statuto, dall’elementare buon senso, da un partito che si
definisce democratico fin dal suo motto.
Ne ricordo solo alcune, tra le più
controverse e delicate, di occasioni in cui la Convenzione avrebbe
utilmente dovuto riunirsi. Alcuni sono problemi che non sono stati in
grado di risolvere. Altri addirittura provocati dalla segreteria:
§
i reiterati e dichiarati
tentativi di costruzione del “grande centro” con messa in crisi degli
attuali equilibri della coalizione che regge il Comune (oltre che la
Provincia, la Regione, il Paese); e la federazione nel partito comunale
della Lista Civica, all’opposizione in Consiglio Comunale;
§
il rimpasto di giunta del
2005 con sostituzione degli assessori Ceccotti e Di Matteo; la
conseguente crisi politica a livello comunale;
§
la dichiarazione nel 2005
sui media locali, confermate in un incontro richiesto dal gruppo
consiliare, che il Sindaco uscente non sarebbe più stato ricandidato
alle amministrative del 2007
L’autoreferenzialità della segreteria è
stata totale. Aggravata da un atteggiamento inaccettabile, per un
partito, scambiato per un CdA di una società.
Il crollo del consenso
I risultati delle ultime elezioni
provinciali e nazionali hanno visto un forte arretramento del consenso
elettorale della Margherita e la perdita della rappresentanza goriziana
nel consiglio provinciale. Diversi militanti, iscritti, simpatizzanti
hanno lasciato il partito, ricercando altri strumenti di partecipazione
attiva (forum, comitati). Non c’è stata nessuna reale capacità di
ascolto e dialogo da parte della segreteria con la base. Nessuna
possibilità di discutere su tante questioni critiche. Per tre anni
nulla.
Incredibilmente, l’analisi del voto fatta
dal provinciale è stata di grande soddisfazione…
Metodi di gestione
Invece che il normale metodo democratico,
basato sul dibattito, sulla ricerca del consenso attorno ad una
posizione politica ed alla ricerca di mediazione tra posizioni diverse,
abbiamo assistito ad una campionario di pressioni e velate minacce,
deferimenti ai probiviri, a denunce in Procura per chi dissentiva
politicamente, ricorsi al TAR. Diciamo che è prevalsa una linea
“avvocatizia”, più che di mediazione politica.
Il tutto, in assenza di trasparenza nei
flussi informativi, nessun verbale, nessuna comunicazione sulle
decisioni assunte. Sempre decisioni eterodirette fatte prevalere a
maggioranza, con la logica dei numeri e non della politica.
E poi, ancora, l’abnorme tesseramento
2005, la negazione del diritto ad accedere all’elenco iscritti, la
gestione finanziaria non certo trasparente.
Allora, amici, a distanza di tre anni
domandiamoci se, a livello politico, il partito e l’attuale segreteria
si sono dimostrate all’altezza. Il difficile impegno di governo a cui la
Margherita veniva chiamata dagli elettori richiedeva capacità
propositiva, condivisione di percorsi, partecipazione democratica,
collaborazione costante ai vari livelli, individuazione di una nuova
classe dirigente che eccellesse per capacità, preparazione e abnegazione
personale. Pur tuttavia si è assistito, a livello Goriziano, ad un
progressivo smarrimento dell’ispirazione e dell’entusiasmo iniziali, per
ricadere in pratiche di gestione del partito che si ritenevano ormai
appartenute ad un passato che ben pochi rimpiangono.
La vittoria elettorale del 2002 alle
comunali di Gorizia con l’elezione a sindaco di Vittorio Brancati,
candidato del centro sinistra, ma espressione della Margherita goriziana,
avrebbe dovuto indurre il partito a ricercare costantemente sinergie e
forme di collaborazione costanti ed efficaci e sempre concordate tra il
livello partitico ed istituzionale, al fine della garanzia della
realizzazione del programma elettorale. Al contrario, abbiamo assistito
al progressivo ed inesorabile affievolirsi, fino alla totale rottura, di
ogni forma di collaborazione tra sindaco, giunta e maggioranza
consiliare da una parte e vertici del partito della Margherita
dall’altra.
Questo il desolante consuntivo di tre anni
di gestione della segreteria uscente.
nuovi metodi e nuovi strumenti
Eppure la Margherita è un partito vivo e
dinamico, capace di confronto e di proposta, che ha l’ambizione di
continuare a guidare le sorti politiche della città. Ne è prova la
vitalità e l’attività costante che si svolgono all’interno dei circoli
della Margherita goriziana. Urge una svolta interna, ripartire con nuovo
slancio.
Vanno rivitalizzati i semi sapientemente
gettati nel terreno fertile del 2002.
Va voltata pagina.
Nella nostra proposta politica,
devono finire personalismi e le inutili polemiche sulla stampa. Va
recuperato senso di responsabilità nei confronti di elettori, iscritti e
militanti. Va recuperata visione d’assieme, pur garantendo il dibattito
tra posizioni distinte, come qui oggi al congresso.
Nella nostra proposta politica,
dobbiamo tutti trovarci d’accordo relativamente a principi, valori,
norme nonché in ordine alla desiderabilità di certi obiettivi e dei
mezzi atti a raggiungerli. Il partito deve esser unito, si questo.
Dobbiamo agire per il bene comune. Naturalmente, il consenso totale è
improbabile, da questo congresso. Il grado di consenso esistente intorno
alla linea del segretario che riceverà il mandato, dettato dai numeri,
dovrà essere accompagnato da un consenso unanime per quanto attiene le
regole fondamentali che presiedono al funzionamento del nostro partito.
Questa è condizione indispensabile per un andamento ordinato del
dibattito visto che manca, nel nostro caso, il consenso sui singoli
obiettivi e fini. Certo, il dissenso fa più notizia del consenso, lo
abbiamo visto anche in questi tre anni. Esso va ricondotto agli
strumenti propri della vita di un partito. Situazioni via via critiche
che si dovessero presentare, incluse le divergenze tattiche derivanti
dalla contrapposizione e diversità di vedute, devono trovare spazio
dialettico interno e non esterno sui media. Così funzionano i partiti
seri. Così fanno i dirigenti responsabili.
Nella nostra proposta politica, la
parte che dovesse uscire minoritaria al congresso, dovrà avere
rappresentanza in lista per le comunali e nei ruoli di responsabilità
amministrativa. Così si fa nei partiti nomali. Così non è avvenuto,
purtroppo, con l’attuale segreteria comunale in occasione delle elezioni
provinciali.
Nella nostra proposta politica, la
gestione del partito va fortemente rinnovata. Ciò per non ricadere negli
errori di questi ultimi anni e per rispondere alle sfide, anche
organizzative, dettate dalla fase costituente del Partito Democratico
che, almeno per quanto riguarda la componente della Margherita di
Gorizia, dovrà avere gambe salde e capacità di reale movimento tra
militanti e simpatizzanti.
Nella nostra proposta politica, va
recuperato ed incoraggiata la partecipazione e la promozione del
dibattito come strumento di reale sintesi ed ascolto valorizzando tutte
le anime e le sensibilità presenti nel partito e nella società civile,
aperti al confronto con tutti ed in interazione con i corpi intermedi
della società (comitati…). Riteniamo una ricchezza e un valore
indiscusso il servizio che i Circoli della Margherita offrono al partito
e alla comunità cittadina: essi vano valorizzati e incoraggiati nella
loro azione. Pure l’articolazione territoriale sui tradizionali
quartieri ed il gruppo dei Giovani della Margherita rappresentano una
preziosa risorsa per il partito e devono poter trovare ascolto e
rappresentanza.
In concreto è mia intenzione, qualora
eletto segretario, organizzare in maniera più articolata la direzione
comunale che uscirà da questo congresso. Essa andrà integrata, con
diritto di parola e funzione consultiva, da un rappresentante per ogni
circolo attivo sul territorio e da un rappresentante per ogni quartiere.
Particolare cura la direzione dovrà avere
nel costruire un rapporto efficace con il gruppo consiliare (e si spera
con il riconfermato sindaco e la rappresentanza in giunta). A tale
scopo, essi faranno parte della Direzione “integrata”.
La direzione, all’occorrenza, potrà essere
integrata da rappresentanti di gruppi, comitati, associazioni e
movimenti che intendano perseguire finalità di interesse comune con il
partito. La Direzione cittadina dovrà realmente definire, di volta in
volta ed i riferimento a specifiche questioni e singoli problemi, la
linea politica di Democrazia è Libertà - La Margherita nel territorio
comunale di Gorizia, in perfetta coerenza con gli indirizzi politici di
questo congresso.
La direzione “integrata” dovrà riunisi con
cadenza mensile. Per essere coadiuvato nei miei compiti di coordinatore
cittadino, qualora eletto è mia intenzione costituire un Esecutivo,
composto da tre [cinque] membri, per portare avanti in modo efficace la
linea e l’azione continua del partito, secondo gli indirizzi del
congresso, in particolare per quanto attiene i rapporti con la stampa e
con le rappresentanze nelle istituzioni amministrate. Della nomina
dell’Esecutivo sarà immediatamente comunicazione, per trasparenza, alla
Direzione e all’Assemblea.
Oltre a ciò il partito si dovrà impegnare
a dialogare con tutti i cittadini goriziani sui problemi concreti,
coinvolgendoli nelle scelte programmatiche attraverso forme idonee di
consultazione ed incontro. Vanno urgentemente riattivati i gruppi di
lavoro tematici, che così efficaci si erano rivelati nel 2002, aperti a
cittadini ed altri componenti della coalizione in vista delle elezioni
comunali del 2007. Siamo già in forte ritardo.
Tutti gli iscritti devono potersi
riconoscere nel partito e saranno coinvolti nelle scelte attraverso il
puntuale rispetto dello statuto. In particolare, il reale coinvolgimento
degli iscritti alla vita del partito, oltre che nell’attività dei
circoli, avverrà attraverso la convocazione e l’attività della
Convenzioni Comunale.
La convocazione di periodiche assemblee
degli iscritti, non solo a fine mandato come qui oggi, sarà occasione di
dibattito e di confronto ogni qualvolta vi siano decisioni di rilevanza
politica o organizzativa da assumere per quanto riguarda l’attività del
partito nel territorio del Comune. E’ la Convenzione comunale l’organo
di indirizzo per le scelte di Democrazia è Libertà – La Margherita nel
territorio del Comune. La convenzione dovrà eleggere, con funzioni di
garanzia, un “presidente dell’Assemblea”. E’ sempre un bene, non una
inutile complicazione, se più iscritti discutono e deliberano su
questioni comuni, direttamente interessati alla soluzione dei problemi
comuni, come corpo rappresentativo della collettività e dei
militanti e simpatizzanti.
In generale, va incoraggiata e non
contrastata la convenzione come istituzione di partecipazione diretta,
che si affianca alle rappresentanze elette dal congresso e che
amministrano il partito. Io credo che l’assemblea degli iscritti, come
istanza di controllo sul potere decisionale, sia il miglio antidoto per
evitare degenerazioni di tipo burocratico/oligarchico ed
autoreferenziale, che finisce per misconoscere o per non intendere i
reali bisogni della base, come avvenuto in questi tre anni; la delega
alla direzione ed al segretario non è una delega in bianco, fino al
prossimo congresso. La delega, l’organizzazione e la direzione politica,
non devono svuotare deresponsabilizzare gli iscritti ed i militanti.
Trasparenza delle decisioni, in coerenza
della linea politica uscita dal congresso, sarà la comunicazione agli
stessi di tutte le decisioni degli organi direttivi del partito. In
questo, preziosi risulteranno i circoli, in particolare quelli più
strutturati e con autonomi mezzi di diffusione (sito del Circolo Medeot,
sito istituzionale del Partito, il Popolo Goriziano).
La gestione trasparente dei fondi e dei
finanziamenti del partito e il sostegno economico alle attività dei
circoli. Dazioni volontarie e contributi sul tesseramento dal nazionale,
così come le spese sostenute, andranno messe a bilancio annuale,
approvato dall’Assemblea comunale. Andrà effettivamente individuato un
tesoriere, che relazionerà all’assemblea in occasione della
presentazione del bilancio. E’ scandaloso che, ad oggi, non ci sia
trasparenza sugli aspetti finanziari e che il tesoriere non abbia mai
svolto la sua opera e che oggi qui, in assemblea, non ci sia una sua
relazione. Ma non siamo un partito serio, nei fatti…
Credo che in questa maniera l’Esecutivo
della segreteria politica, confrontandosi con l’Assemblea degli iscritti
(semestralmente) e la Direzione “integrata” (mensilmente) potrà
efficacemente tener vivo il dibattito interno, promuovere la
partecipazione, fattivamente ricondurre ad unità il nostro partito ed
aggregare nuove forze.
Ci sarà l’inversione, rispetto all’attuale
gruppo dirigente, della direzione delle decisioni: prima l’ascolto degli
iscritti, poi la sintesi sulla linea politica.
Per un nuovo inizio. Linea politica
Riassumendo, e credo che il dibattito
potrà meglio arricchire quanto vado affermando, l’attuale segreteria si
è contraddistinta per metodi di gestione inaccettabili, per il
tradimento delle origini e la pura gestione del potere e delle nomine
negli enti di II grado, per l’annullata la partecipazione, per i
reiterati tentativi di messa in crisi dell’amministrazione, per il
personalismo, per l’assenza di linearità politica, per la mancata difesa
delle prerogative del capoluogo.
Nonostante queste difficoltà, gli
amministratori della Margherita hanno saputo portare avanti idee e
programmi al servizio della città e della provincia, con coerenza e
disponibilità al confronto. Ad essi, in particolare al Gruppo
consiliare, deve andare il nostro ringraziamento, anche per il ruolo di
supplenza politica esercitato.
Pure i circoli della Margherita si sono
posti al servizio del partito e della comunità con una continua serie di
incontri e approfondimenti sulle tematiche più diverse. E ancora, sono
nati i Giovani della Margherita, che hanno formato un gruppo forte ed
attivo di ragazze e ragazzi profondamente motivati e propositivi.
Questa provvisorietà va superata. Noi
vogliamo valorizzare tutti questi elementi positivi e superare, con
l’aiuto di tutte le forze vive del partito e che si sentono vicine alla
nostra esperienza politica, le negatività che hanno inutilmente
risucchiato troppe energie e frenato troppe potenzialità.
Volendo guardare, invece, al futuro, il
partito della Margherita, abbandonate le contrapposizioni e superate con
spirito unitario le debolezze e le deficienze sopra evidenziate, deve
avviarsi verso una nuova stagione. Dovremo dimostrarci propositivi e
guida della coalizione. Dovremo tornare ad essere punto di compensazione
e di mediazione, senza fuggire dalla politica e senza personalismi
inutili e dannosi.
Il partito dovrà autorevolmente difendere
le prerogative di Gorizia come capoluogo.
La città, superate le divisioni del
passato, dovrà riappropriarsi per intero della sua storia, interrotta
nel Novecento, e puntare al suo sviluppo a partire dalla sua posizione
geografica e dalle proprie caratteristiche culturali, al fatto di essere
naturale punto di incontro e di comunicazione tra regioni diverse,
tuttavia in progressiva ed ineluttabile integrazione (saldatura
geografica e culturale tra la pianura friulana, la valle dell’Isonzo, il
Carso, allargando lo sguardo fino alla Carinzia). In tal senso, il
partito dovrà favorire la rielaborazione di una
memoria collettiva, superando contrasti e contrapposizioni che, solo
nella drammaticità del passato, trovano spunto per riverberi negativi su
cui i contrapposti nazionalismi ancora soffiano in modo interessato. La
componente slovena sempre meno dovrà sentirsi estranea alle sorti
complessive della città, facendo in modo che non siano da ostacolo in
questo cammino la compattezza sociale e culturale con cui essa si
rappresenta.
Guardando più all’esterno, i rapporti
politici non devono limitarsi alla sinistra Isonzo o alla Slovenia, dove
dovremo trovare interlocutori politici adeguati anche grazie agli amici
della US, ma dovranno invece estendersi all’area friulana. Per troppo
tempo la città ha trascurato questi rapporti, chiudendosi in sé stessa e
perdendo peso politico in Provincia ed in Regione.
Nello specifico, i cardini dell’azione
politico- programmatica del partito saranno i seguenti:
§
Confermiamo l’aspirazione
della Margherita goriziana ad essere guida della coalizione di centro
sinistra, capace di mediazione politica e di sintesi programmatica tra
le diverse anime della coalizione stessa.
§
Confermiamo con coerenza e
fermezza la collocazione del partito nella coalizione del
centro-sinistra, riconoscendo e chiedendo a tutti gli alleati pari
dignità politica, rispetto delle posizioni individuali e ricerca
costante di convergenza sulle scelte delle candidature e dei programmi
di governo.
§
Perseguiamo l’individuazione
di forme idonee e preferenziali per una sempre più stretta
collaborazione politica e programmatica con i partiti che si apprestano
a formare il nuovo Partito Democratico; già nel prossimo appuntamento
elettorale andrà attentamente verificata l’opportunità di costituire una
lista Ulivo che riunisca le forze riformiste della coalizione.
§
Nel Partito Democratico, la
Margherita di Gorizia dovrà essere l’autorevole e fermo perno moderato
rispetto alle spinte degli amici Democratici di Sinistra, più forti
nella cosiddetta Città Mandamento.
§
Ribadiamo la scelta
strategica della collaborazione con il partito della Rifondazione
Comunista, al quale vanno garantiti rispetto e dignità politica e
ricercate forme costanti di collaborazione programmatica.
§
Ribadiamo la diversità di
ispirazione, di visione politica e programmatica della Margherita
rispetto alla coalizione di centro destra e di tutte le altre
organizzazioni politiche che si pongono in alternativa allo schieramento
di centro sinistra. Con tali forze politiche si possono ricercare forme
di convergenza solo su temi di valenza istituzionale o su aspetti di
scenario riguardanti il futuro della città.
§
Va confermata con forza la
collaborazione feconda e preziosa con il partito dell’Unione Slovena.
Fin dall’inizio associata alla Margherita, l’Unione Slovena con essa
condivide valori ed ideali. La Margherita fa propria la proposta
politica dell’Unione Slovena, tesa alla valorizzazione della minoranza
slovena a Gorizia, nella ricerca di forme sempre più efficaci di
collaborazione tra le due comunità. Agli amici della US chiediamo, con
altrettanta franchezza, di “vivere” il partito. Per ciò ringraziamo gli
amici che hanno ritenuto di iscriversi al partito.
prossime sfide
Riteniamo che il sindaco, la giunta e il
gruppo consiliare della Margherita abbiano sostanzialmente attuato il
programma di governo votato dalla maggioranza dei goriziani nel 2002.
Anche se non priva di punti d’ombra e di uno stile di governo che
riteniamo sia stato non sempre efficace, la maggioranza che ha retto la
città negli ultimi cinque anni ha segnato una svolta chiara, valida ed
indiscutibile rispetto alle amministrazioni di centro destra. La città
appare ora più aperta e più pronta ad accogliere e gestire le sfide che
provengono dai nuovi scenari nazionali ed internazionali. Il lavoro non
è finito, pertanto chiediamo ai nostri partner della coalizione di
proseguire su questo progetto per il bene stesso della città di Gorizia:
§
La
ricandidatura del sindaco uscente, l’amico Vittorio Brancati, se avrà
l’appoggio di tutta la coalizione di centro sinistra, sarà confermata
senza il ricorso alle cosiddette elezioni primarie.
§
La costituzione di una
commissione per il programma espressione di tutta la coalizione di
centro sinistra;
“Desidero a tale proposito esprimere
quanto da molti credo già ritenuto quanto meno "naturale". La fiducia
nell'attuale Amministrazione guidata da Brancati va infatti ribadita.
Molto certamente è ancora il lavoro da fare. Il nostro augurio, che è
anche una richiesta, è quello che Vittorio possa essere il sindaco di
Gorizia per altri cinque anni ripetendo il proprio mandato e completando
l'opera della quale ora riusciamo a vedere l'inizio.” Erano le
parole di Capogrosso. Noi, però, non abbiamo mai tradito, anche se
spesso siamo stati critici su diverse questioni.
La prossima amministrazione dovrà
impegnarsi fondo nel portare a compimento quanto già impostato. In
particolare, maggior slancio dovranno avere, sia nel dibattito che
nell’azione politica, il tema dell’Euroregione e dell’aeroporto Duca
d’Aosta. Dovrà proseguire il rilancio turistico della città, facendo
forza sulle peculiarità storiche e ambientali del nostro territorio. Su
questo, l’attuale amministrazione ha già fatto molto, dopo il vuoto
spinto dell’era Valenti: non è certo con una discussa teleferica in
castello che si rilancia turisticamente un territorio…
Anche per l’insediamento dell’università è
stato fatto molto. Un progetto coerente che supera alcune soluzioni
improvvisate e disorganiche ereditate dalla passata amministrazione.
Il bilancio di mandato, comunque, qualche
ombra la lascia e non dovremo ripetere gli stessi errori. Credo vada
rivisto criticamente il percorso fatto sulle partecipate, dove è
mancata, forse, una reale visione d’assieme e qualche cautela in più
sarebbe stata opportuna. Spesso, l’impressione che si è data è stata
quella di partire lancia in resta senza aver verificato a fondo se ci
fossero tutte le coperture, sia politiche che di “campanile”, con il
resto del territorio interessato. Il progetto NES è stato, in questo,
emblematico.
Maggiore gradualità, come del resto era
ben indicato nel programma amministrativo del centro-sinistra, sarebbe
poi servita nell’introduzione della raccolta differenziata in città,
soprattutto nel quartiere Centro, mentre l’informazione al cittadino non
è stata sufficientemente capillare e con il dovuto anticipo.
conclusioni
Nell’arco di questi tre anni di mandato,
l’attuale gruppo dirigente è stato messo alla prova. Giacché ogni altro
tentativo d’interlocuzione politica interna al partito è stato, in
questi tre anni, inutile, è arrivato il momento del giudizio. E’
arrivato, anche, il momento in cui decidere insieme come proseguire il
cammino del nostro partito e scegliere chi meglio e con maggiore
credibilità potrà interpretare, coerentemente con quanto fatto finora,
lo spirito della mozione unitaria nazionale, e tradurre quegli indirizzi
nella vita quotidiana del partito a livello locale e costruire il
Partito Democratico.
Mi rivolgo anche a chi non sosterrà mia
candidatura. Basta con fratture traumatiche. domani dovremo lavorare
assieme.
Presentiamo a tutti gli iscritti una
squadra di persone credibili, determinate, con la capacità di guidare il
partito (se dovessimo vincere il congresso) o a portare avanti in
posizione di minoranza le nostre istanze e valori.
Sullo sfondo (ma solo sullo sfondo), il
congresso provinciale. Sul quale, pure, dovremo poter incidere.
Costruendo alleanze “fuori” Gorizia e con l’obbiettivo di ridare a
Gorizia il ruolo di guida che per troppo tempo le è stato scippato o a
cui ha rinunciato. Coraggio.
Per rispondere a queste sfide,
raccogliendo la richiesta che da più parti mi è stata fatta, ho assunto
la responsabilità di candidarmi alla guida del partito comunale. Ho
accettato per spirito di servizio e perché intorno a me ho visto
crescere politicamente un gruppo di amici motivato e che interpretano
con lealtà e sincerità i valori in cui anch’io credo. La politica come
servizio. La politica come impegno. La politica come responsabilità.
Avevo
posto, come unica condizione, che non si trovassero soluzioni
pasticciate, di improbabili compromessi utili solo a sopire il
dibattito, a individuare furbesche scorciatoie.
Una candidatura che nasce dall’entusiasmo
e dalla passione, conscio del tanto che resta da fare, ma con la
responsabilità convinta e determinata di portare a compimento una reale
svolta e segnare con coraggio la via, anche per le altre convenzioni
comunali della provincia e del territorio regionale, una possibile
alternativa all’attuale gruppo dirigente.
Un’alternativa che sarà credibile,
coerente con i principi ed i valori con cui tanti si sono impegnati a
partire dal 2001 per far nascere la Margherita a Gorizia. Un partito che
deve tornare ad essere aperto, strumento di dibattito e mediazione,
propositivo ed autorevole, capace di tornare ad essere guida del centro
sinistra in città.
Mi sostengono, in questa battaglia
politica, tutte le correnti che definiscono solitamente la mappa della
Margherita. Ex Popolari ed ex Democratici. Con pieno spirito unitario e
senza giochi o difese di rendite di posizione che non esistono più.
Una squadra che è all’altezza di
raccogliere le sfide che ci aspettano, a partire dalle imminenti
elezioni comunali e dalle elezioni regionali del 2008 e riaccendere
l’entusiasmo e lo spirito positivo che ha portato nel 2002 la Margherita
alla guida della città
Con orgoglio, dobbiamo dire che questo
nostro gruppo, che sfida a congresso l’attuale segreteria, già ha tenuto
la rotta in questi difficili anni, è stato l’anima autentica del
partito.
Nessuno nega la possibilità di trovare vie
unitarie. Solo dopo aver chiarito le rispettive posizioni, aver
discusso, aver cambiato metodi. Vediamo se sarà possibile. Ne dubito.
Certo, in molti hanno confuso il nostro senso di responsabilità con
mancanza di coraggio. Andremo fino in fondo a difendere le nostre idee
ed il nostro modo di intendere la politica.
Dopo questo congresso, la sfida andrà
rilanciata al provinciale. Poi la campagna elettorale difficile, più
ancora di quella del 2002, per dare il nostro contributo a far sì che la
città rimanga amministrata dal centro sinistra. Sullo sfondo, le
regionali del 2008 e il calendario per la costruzione del Partito
Democratico.
Il primo impegno, se sarò eletto
presidente, sarà quello di riunificare il partito. Da parte nostra, non
ci saranno chiusura, ma la mano tesa.
Viva la Margherita di Gorizia!
Federico Portelli
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