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Federico Vidic: «Un colpo d’ala, per il Pd e la città»
«Una condivisione di intenti “autoctona” per portare Gorizia fuori dallo stallo»
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«Serve un colpo d’ala, altrimenti il Pd rimane al palo. E questo Gorizia non può permetterselo». È un Federico Vidic a tutto campo quello che incontriamo in una serata di fine estate. La prima domanda è d’obbligo.
Negli ultimi tempi abbiamo visto un’opposizione più combattiva, su temi forti come le mense, l’università, la delibera “antischiamazzi”. Ti è parso un cambio significativo rispetto al recente passato?
Beh, questo è innegabile, anche se parlerei piuttosto di “battesimo” dell’opposizione alla giunta Romoli, più che di “rinascita”. Prima prevalevano i singoli consiglieri, gli interventi apparivano scoordinati, si giocava di rimpallo rispetto alla maggioranza. Oggi, finalmente, almeno parte dell’agenda cittadina la detta il centrosinistra. Detto questo…
Detto questo?
Rimangono ancora irrisolti, e da troppo tempo, alcuni nodi fondamentali. L’eterogeneità dei gruppi di opposizione. Il rapporto con l’esperienza amministrativa dello scorso mandato. L’azione consiliare del gruppo dell’Ulivo. Il ruolo delle forze politiche.
Tutte questioni che riguardano almeno in parte il Pd?
Non c’è dubbio. Cominciamo dal Consiglio comunale: c’è un gran daffare per portare a sintesi i ben sei gruppi dell’opposizione. E non sempre ci si riesce.
La Lista civica di Tuzzi sembra il più delle volte smarcarsi.
Francamente, ho qualche difficoltà a comprendere l’amico Erminio. Troppe volte si è prestato a fare da “stampella” non richiesta rispetto alla maggioranza. E non mi sembra che gli abbiano mai speso grandi parole di gratitudine… Ma non è questo il punto. L’opposizione ha un senso solo se si presenta come alternativa credibile di governo.
E i rapporti tra Pd e Forum?
È un buon assist… Mi sembra ci sia in qualcuno la tentazione di “dividere i compiti”. Di qua il partito istituzionalizzato, di là la “base” libera, un po’ protestatoria “alla Lega”. Non credo che sia uno schema utile né per attrarre consensi né tanto meno per ricostruire uno schieramento credibile per il Comune. Per fortuna da un po’ ho smesso di sentir parlare del mito rigenerante della “società civile” opposta ai partiti; è uno schema sbagliato e anche fuorviante. Ne ho visti troppi sventolare la bandiera del rinnovamento integrale, per poi diventare testate d’angolo dello status quo. Non mi scandalizza, ma basta proclami. E poi chi ha vinto a Gorizia l’ultima volta? Romoli, che rappresenta la quintessenza del “vecchio e consolidato” in città. E per questo rassicurante – così mi perdonerà la battuta…
Sembra un paradosso. Ogni volta che si è puntato solo sul volto “nuovo e fresco” si è presa una cantonata elettorale.
È vero. Ma non vorrei esser frainteso: non sto mica propugnando il conservatorismo e la reazione! Semplicemente, vorrei mettere in guardia dalle semplificazioni e, soprattutto, da chi lucra alle spalle di questi schemi. Per evitare altri cinque anni di centrodestra in città.
Vedi solo un bilancio negativo nell’operato della giunta Romoli?
Il profilo complessivo è di una stasi generalizzata. Vive di rendita dei buoni progetti della giunta Brancati (per fruttare a pieno serviva davvero un secondo mandato!), e smantella ad interessi esterni al Comune di Gorizia gli asset della città: vedi la svendita di Iris, la riduzione del servizio mense, l’inerzia sull’aeroporto. Di nuovo ci sono solo gli autobus pubblicitari “Gorizia (si) rinnova”, con il “si” cancellato perché – hanno ragionato – poteva risuonare riduttivo od offensivo… Qualcuno ha notato un rilancio del settore cultura, al di là dei proclami di Devetag? Ma poi c’è un conclamato svilimento del ruolo del Consiglio comunale, convocato troppo e volentieri saltuariamente, un “fardello” rispetto all’accentramento delle decisioni in giunta, un vero e proprio “consiglio del principe”. È una china preoccupante.
Per non parlare dei consigli di quartiere.
Purtroppo lì le difficoltà sono evidente, soprattutto nei quartieri cittadini governati dal centrodestra: l’ordine che è arrivato ai presidenti di Forza Italia è “non disturbare”.
Ma ci sarà almeno qualcosa che funziona?
Ah, su questo non ho dubbi: l’“efficientissimo ufficio stampa” del Comune, come l’ha definito Portelli. Il portavoce del Sindaco, figlio dell’assessore missino Cosma, non perde un colpo. Quando c’è un argomento popolare, è merito del sindaco, quando c’è un taglio od un diniego, allora viene stornato ai dirigenti comunali. Il feeling con i giornali locali, poi, è di piena intesa.
Allora cosa può fare il Pd?
Veramente non ho una risposta per tutto. Ma in generale, mi sembra che serva un colpo d’ala. Altrimenti c’è il pericolo di rimanere indietro. Non sono sicuro che Romoli rimanga a fare il sindaco per cinque anni: certo, può essere una tattica dissuasoria quella di proclamare ai quattro venti di esser stanco e di voler tornare a fare il nonno. Tuttavia, il rischio di arrivare alle elezioni comunali impreparati è ancora forte. Il centrosinistra non può che fare perno sul Pd, e questo, passata la gestazione, è ancora lungi dallo “svezzamento”. Ognuno nel partito deve trovare un ruolo di utilità, e sentire soddisfazione per il proprio operato. L’accentramento decisionale non è la risposta adatta, e nello stesso tempo nessuno deve sentirsi escluso. Serve poi un’attività di lobby goriziana: a livello provinciale il capoluogo non conta un’acca. I goriziani devono lavorare per la città, e non essere i rappresentanti a Gorizia di un centro di potere esterno. Sulla base di una condivisione di intenti “autoctona”, credo, potrà rifondarsi il rilancio del centrosinistra. Per portare fuori la nostra città dall’impasse in cui Romoli e compagni l’hanno cacciata. (l.c.)
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