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LA SCELTA DEGLI AMMINISTRATORI: UNA QUESTIONE MORALE

 


Intervento di Enzo Dall’Osto e Silvia Beltrami

 

 

La scelta degli amministratori: una questione morale

 

 

 

Perché è stato riunito così urgentemente l’Ufficio di Presidenza questa sera? Per decidere le persone che hanno la giusta professionalità ed esperienza per contribuire al rilancio della S.D.A.G. Ci chiediamo se tutti noi avremo il tempo necessario per concorrere a definire assieme quali sono gli elementi che determineranno la scelta delle persone adatte.

            In realtà, considerato quanto già segnalato dalla stampa, è evidente che il nome da designare sia già stato deciso. Ancora una volta gli iscritti alla Margherita e gli elettori del centro sinistra si chiederanno chi ha deciso e con che criterio.

Pertanto l’argomento di questa sera riveste un carattere fondamentale: si tratta di riconoscere la contraddizione logica e il contrasto politico e morale tra la posizione di rappresentante all’interno di un organismo politico, e quella, nello stesso tempo, di amministratore di enti che hanno rapporti di interesse con gli enti locali, poiché tali posizioni sono divenute numerosissime e di notevole entità.

Il dissenso degli elettori della Margherita è chiaro: si è così creato il cumulo dei posti con posizioni di rendita, poiché in un ente di secondo grado – la storia cittadina insegna – si rimane anche se si cambia partito, coalizione o se si dimette il Sindaco.

Non si tratta, infatti, solo della politica del sostenersi a vicenda secondo le necessità e le contingenze che permette a tutti coloro che hanno una posizione di profitto di essere nominati e di rappresentare di fatto delle forze politiche nel seno dei Consigli di amministrazione.

Si tratta di qualcosa che mina profondamente lo svolgersi democratico, su basi costituzionali, delle attività politiche locali, e quindi anche del nostro partito, che ha vinto le elezioni perché si è proposto ai cittadini di Gorizia come un soggetto nuovo, pulito, coerente e popolare.

Ora è evidente che subordinare l’indirizzo politico, che deve nascere dalla discussione ed elaborazione da parte del partito, a delle esigenze private e particolari, causate dalla coesistenza di diversi interessi nella stessa persona, è deleterio e dannoso.

Mentre siamo avviati al decadimento del concetto stesso di “partito”, che degenera in “partitocrazia”, allo stesso modo in cui un organismo sano si deteriora in organismo malato, un funzionamento normale decade in disfunzione.

È così che perdiamo la partecipazione, la disponibilità delle persone, la condivisione e la fiducia di chi vede nella Margherita il proprio riferimento.

Si farebbe però un discorso improprio, nel criticare la logica di gestione concordata tra i partiti, se si attacca l’istituto stesso del partito.

Il partito è il fondamentale tramite tra i fermenti della cittadinanza che, secondo i propri orientamenti, scopi ed obbiettivi, sulla base di valori condivisi si unisce per dare forza politica all’iniziativa popolare. Ma si deve evitare che nella Margherita si percorrano metodi personalistici, dall’interesse privato, dalla corsa al benessere e al prestigio sociale dei responsabili della linea politica e della condivisione assembleare del partito, di fronte agli iscritti, agli eletti e a tutti i cittadini.

Va richiamato anche che, come noto, il momento assembleare è stato abolito di fatto; l’organismo politico, purtroppo, è costretto a rincorrere soluzioni ai problemi, come il nuovo ospedale, la chiusura dell’inceneritore, la latitanza della Regione, l’abbandono del Sindaco dal partito, e non trova il tempo per dialogare con gli iscritti e i circoli, su temi importanti come la gestione economica del partito attraverso le quote di indennità, l’ampliamento della base degli iscritti, il ruolo della città come capoluogo, la qualità della vita. Perché altri sono gli interessi.

Ma ci viene chiesta trasparenza.

Dev’essere privo di dubbi dell’opportunità per la Margherita che chi ricopre o accetta incarichi negli enti deve lasciare l’organismo politico del partito, ma nel contempo valorizzando queste loro esperienze come supporto a favore del partito.

L’uso sistematico di ricercare e attribuire cariche ai membri dell’organismo politico cittadino richiede un immediato chiarimento e riflessione, perché gli iscritti e i cittadini non rimangono più a guardare passivamente, come testimonia la lettera firmata da più di un centinaio di elettori.

Solo se l’Ufficio di Presidenza recupererà la sua autonomia di giudizio, la sua serenità di fronte alle problematiche politiche, la sua capacità di indirizzo formale ed indipendente, la Margherita comunale agirà al servizio reale e quotidiano dei cittadini, guadagnandosi anche nel futuro il consenso elettorale.

 

Gorizia, 12 maggio 2004

 

Enzo Dall’Osto

Silvia Beltrami