CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA
DELLA FEDE
NOTA DOTTRINALE
circa alcune questioni riguardanti
l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica
La Congregazione per la Dottrina della
Fede, sentito anche il parere del Pontificio Consiglio per i Laici, ha ritenuto opportuno
pubblicare la presente Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti
limpegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica. La Nota è
indirizzata ai Vescovi della Chiesa Cattolica e, in special modo, ai politici cattolici e
a tutti i fedeli laici chiamati alla partecipazione della vita pubblica e politica nelle
società democratiche.
I. Un
insegnamento costante
II. Alcuni
punti nodali nellattuale dibattito culturale e politico
III. Principi
della dottrina cattolica su laicità e pluralismo
IV. Considerazioni
su aspetti particolari
V. Conclusione
I.
Un insegnamento costante
1. Limpegno del cristiano nel mondo in
duemila anni di storia si è espresso seguendo percorsi diversi. Uno è stato attuato
nella partecipazione allazione politica: i cristiani, affermava uno scrittore
ecclesiastico dei primi secoli, «partecipano alla vita pubblica come cittadini». La Chiesa venera tra i suoi Santi numerosi uomini e
donne che hanno servito Dio mediante il loro generoso impegno nelle attività politiche e
di governo. Tra di essi, S. Tommaso Moro, proclamato Patrono dei Governanti e dei
Politici, seppe testimoniare fino al martirio la «dignità inalienabile della
coscienza». Pur sottoposto a varie forme di pressione psicologica, rifiutò ogni
compromesso, e senza abbandonare «la costante fedeltà allautorità e alle
istituzioni legittime» che lo distinse, affermò con la sua vita e con la sua morte che
«luomo non si può separare da Dio, né la politica dalla morale».
Le attuali società democratiche, nelle
quali lodevolmente tutti sono resi partecipi della gestione della cosa pubblica in un
clima di vera libertà,richiedono nuove e più ampie forme di partecipazione alla vita
pubblica da parte dei cittadini, cristiani e non cristiani. In effetti, tutti possono
contribuire attraverso il voto allelezione dei legislatori e dei governanti e, anche
in altri modi, alla formazione degli orientamenti politici e delle scelte legislative che
a loro avviso giovano maggiormente al bene comune. La vita in un sistema politico democratico non potrebbe svolgersi
proficuamente senza lattivo, responsabile e generoso coinvolgimento da parte di
tutti, «sia pure con diversità e complementarità di forme, livelli, compiti e
responsabilità».
Mediante ladempimento dei comuni
doveri civili, «guidati dalla coscienza cristiana»,in conformità ai valori che con essa
sono congruenti, i fedeli laici svolgono anche il compito loro proprio di animare
cristianamente lordine temporale, rispettandone la natura e la legittima autonomia,
e cooperando con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la propria
responsabilità.Conseguenza di questo fondamentale insegnamento del Concilio Vaticano II
è che «i fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla
politica, ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale,
legislativa, amministrativa e culturale destinata a promuovere organicamente e
istituzionalmente il bene comune», che comprende la promozione e la difesa di beni, quali
lordine pubblico e la pace, la libertà e luguaglianza, il rispetto della vita
umana e dellambiente, la giustizia, la solidarietà, ecc.
La presente Nota non ha la pretesa di
riproporre lintero insegnamento della Chiesa in materia, riassunto peraltro nelle
sue linee essenziali nel Catechismo della Chiesa
Cattolica, ma intende soltanto richiamare alcuni principi propri della coscienza
cristiana che ispirano limpegno sociale e politico dei cattolici nelle società
democratiche. E ciò perché in questi ultimi tempi, spesso per lincalzare
degli eventi, sono emersi orientamenti ambigui e posizioni discutibili, che rendono
opportuna la chiarificazione di aspetti e dimensioni importanti della tematica in
questione.
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II.
Alcuni punti nodali nellattuale dibattito culturale e politico
2. La società civile si trova oggi
allinterno di un complesso processo culturale che mostra la fine di unepoca e
lincertezza per la nuova che emerge allorizzonte. Le grandi conquiste di cui
si è spettatori provocano a verificare il positivo cammino che lumanità ha
compiuto nel progresso e nellacquisizione di condizioni di vita più umane. La
crescita di responsabilità nei confronti di Paesi ancora in via di sviluppo è certamente
un segno di grande rilievo, che mostra la crescente sensibilità per il bene comune.
Insieme a questo, comunque, non è possibile sottacere i gravi pericoli a cui alcune
tendenze culturali vorrebbero orientare le legislazioni e, di conseguenza, i comportamenti
delle future generazioni.
È oggi verificabile un certo relativismo
culturale che offre evidenti segni di sé nella teorizzazione e difesa del pluralismo
etico che sancisce la decadenza e la dissoluzione della ragione e dei principi della legge
morale naturale. A seguito di questa tendenza non è inusuale, purtroppo, riscontrare in
dichiarazioni pubbliche affermazioni in cui si sostiene che tale pluralismo etico è la
condizione per la democrazia. Avviene così che, da una parte, i cittadini rivendicano per le
proprie scelte morali la più completa autonomia mentre, dallaltra, i legislatori
ritengono di rispettare tale libertà di scelta formulando leggi che prescindono dai
principi delletica naturale per rimettersi alla sola condiscendenza verso certi
orientamenti culturali o morali transitori, come se tutte le possibili concezioni della vita avessero uguale
valore. Nel contempo, invocando ingannevolmente il valore della tolleranza, a una buona
parte dei cittadini e tra questi ai cattolici si chiede di rinunciare a
contribuire alla vita sociale e politica dei propri Paesi secondo la concezione della
persona e del bene comune che loro ritengono umanamente vera e giusta, da attuare mediante
i mezzi leciti che lordinamento giuridico democratico mette ugualmente a
disposizione di tutti i membri della comunità politica. La storia del XX secolo basta a
dimostrare che la ragione sta dalla parte di quei cittadini che ritengono del tutto falsa
la tesi relativista secondo la quale non esiste una norma morale, radicata nella natura
stessa dellessere umano, al cui giudizio si deve sottoporre ogni concezione
delluomo, del bene comune e dello Stato.
3. Questa concezione relativista del
pluralismo nulla ha a che vedere con la legittima libertà dei cittadini cattolici di
scegliere, tra le opinioni politiche compatibili con la fede e la legge morale naturale,
quella che secondo il proprio criterio meglio si adegua alle esigenze del bene comune. La
libertà politica non è né può essere fondata sullidea relativista che tutte le
concezioni sul bene delluomo hanno la stessa verità e lo stesso valore, ma sul
fatto che le attività politiche mirano volta per volta alla realizzazione estremamente
concreta del vero bene umano e sociale in un contesto storico, geografico, economico,
tecnologico e culturale ben determinato. Dalla concretezza della realizzazione e dalla
diversità delle circostanze scaturisce generalmente la pluralità di orientamenti e di
soluzioni che debbono però essere moralmente accettabili. Non è compito della Chiesa
formulare soluzioni concrete e meno ancora soluzioni uniche per questioni
temporali che Dio ha lasciato al libero e responsabile giudizio di ciascuno, anche se è
suo diritto e dovere pronunciare giudizi morali su realtà temporali quando ciò sia
richiesto dalla fede o dalla legge morale. Se il cristiano è tenuto ad «ammettere la
legittima molteplicità e diversità delle opzioni temporali», egli è ugualmente chiamato a dissentire da una concezione del
pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la
quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire, di principi etici che per la
loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono
negoziabili.
Sul piano della militanza politica concreta,
occorre notare che il carattere contingente di alcune scelte in materia sociale, il fatto
che spesso siano moralmente possibili diverse strategie per realizzare o garantire uno
stesso valore sostanziale di fondo, la possibilità di interpretare in maniera diversa
alcuni principi basilari della teoria politica, nonché la complessità tecnica di buona
parte dei problemi politici, spiegano il fatto che generalmente vi possa essere una
pluralità di partiti allinterno dei quali i cattolici possono scegliere di militare
per esercitare particolarmente attraverso la rappresentanza parlamentare il
loro diritto-dovere nella costruzione della vita civile del loro Paese. Questa ovvia constatazione non può essere confusa però con un
indistinto pluralismo nella scelta dei principi morali e dei valori sostanziali a cui si
fa riferimento. La legittima pluralità di opzioni temporali mantiene integra la matrice
da cui proviene limpegno dei cattolici nella politica e questa si richiama
direttamente alla dottrina morale e sociale cristiana. È su questo insegnamento che i
laici cattolici sono tenuti a confrontarsi sempre per poter avere certezza che la propria
partecipazione alla vita politica sia segnata da una coerente responsabilità per le
realtà temporali.
La Chiesa è consapevole che la via della
democrazia se, da una parte, esprime al meglio la partecipazione diretta dei cittadini
alle scelte politiche, dallaltra si rende possibile solo nella misura in cui trova
alla sua base una retta concezione della persona.Su questo principio limpegno
dei cattolici non può cedere a compromesso alcuno, perché altrimenti verrebbero meno la
testimonianza della fede cristiana nel mondo e la unità e coerenza interiori dei fedeli
stessi. La struttura democratica su cui uno Stato moderno intende costruirsi sarebbe
alquanto fragile se non ponesse come suo fondamento la centralità della persona. È il
rispetto della persona, peraltro, a rendere possibile la partecipazione democratica. Come
insegna il Concilio Vaticano II, la tutela «dei diritti della persona umana è condizione
perché i cittadini, individualmente o in gruppo, possano partecipare attivamente alla
vita e al governo della cosa pubblica».
4. A partire da qui si estende la complessa
rete di problematiche attuali che non hanno avuto confronti con le tematiche dei secoli
passati. La conquista scientifica, infatti, ha permesso di raggiungere obiettivi che
scuotono la coscienza e impongono di trovare soluzioni capaci di rispettare in maniera
coerente e solida i principi etici. Si assiste invece a tentativi legislativi che,
incuranti delle conseguenze che derivano per lesistenza e lavvenire dei popoli
nella formazione della cultura e dei comportamenti sociali, intendono frantumare
lintangibilità della vita umana. I cattolici, in questo frangente, hanno il diritto
e il dovere di intervenire per richiamare al senso più profondo della vita e alla
responsabilità che tutti possiedono dinanzi ad essa. Giovanni Paolo II, continuando il
costante insegnamento della Chiesa, ha più volte ribadito che quanti sono impegnati
direttamente nelle rappresentanze legislative hanno il «preciso obbligo di opporsi» ad
ogni legge che risulti un attentato alla vita umana. Per essi, come per ogni cattolico,
vige limpossibilità di partecipare a campagne di opinione in favore di simili leggi
né ad alcuno è consentito dare ad esse il suo appoggio con il proprio voto. Ciò non impedisce, come ha insegnato Giovanni Paolo II nella
Lettera Enciclica Evangelium
vitae a proposito del caso in cui non fosse possibile scongiurare o abrogare
completamente una legge abortista già in vigore o messa al voto, che «un parlamentare,
la cui personale assoluta opposizione allaborto fosse chiara e a tutti nota,
potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni
di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della
moralità pubblica».
In questo contesto, è necessario aggiungere
che la coscienza cristiana ben formata non permette a nessuno di favorire con il proprio
voto lattuazione di un programma politico o di una singola legge in cui i contenuti
fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti dalla presentazione di proposte
alternative o contrarie a tali contenuti. Poiché la fede costituisce come ununità
inscindibile, non è logico lisolamento di uno solo dei suoi contenuti a scapito
della totalità della dottrina cattolica. Limpegno politico per un aspetto isolato
della dottrina sociale della Chiesa non è sufficiente ad esaurire la responsabilità per
il bene comune. Né il cattolico può pensare di delegare ad altri limpegno che gli
proviene dal vangelo di Gesù Cristo perché la verità sulluomo e sul mondo possa
essere annunciata e raggiunta.
Quando lazione politica viene a
confrontarsi con principi morali che non ammettono deroghe, eccezioni o compromesso
alcuno, allora limpegno dei cattolici si fa più evidente e carico di
responsabilità. Dinanzi a queste esigenze etiche fondamentali e irrinunciabili,
infatti, i credenti devono sapere che è in gioco lessenza dellordine morale,
che riguarda il bene integrale della persona. E questo il caso delle leggi civili in
materia di aborto e di eutanasia (da non confondersi con la
rinuncia allaccanimento terapeutico, la quale è, anche moralmente,
legittima), che devono tutelare il diritto primario alla vita a partire dal suo
concepimento fino al suo termine naturale. Allo stesso modo occorre ribadire il
dovere di rispettare e proteggere i diritti dellembrione umano. Analogamente,
devono essere salvaguardate la tutela e la promozione della famiglia, fondata sul
matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso e protetta nella sua unità e
stabilità, a fronte delle moderne leggi sul divorzio: ad essa non possono essere
giuridicamente equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, né queste possono
ricevere in quanto tali un riconoscimento legale. Così pure la garanzia della libertà di
educazione ai genitori per i propri figli è un diritto inalienabile, riconosciuto
tra laltro nelle Dichiarazioni internazionali dei diritti umani. Alla stessa
stregua, si deve pensare alla tutela sociale dei minori e alla liberazione delle
vittime dalle moderne forme di schiavitù (si pensi ad esempio, alla droga e allo
sfruttamento della prostituzione). Non può essere esente da questo elenco il diritto alla
libertà religiosa e lo sviluppo per uneconomia che sia al servizio
della persona e del bene comune, nel rispetto della giustizia sociale, del principio di
solidarietà umana e di quello di sussidiarietà, secondo il quale «i diritti delle
persone, delle famiglie e dei gruppi, e il loro esercizio devono essere riconosciuti». Come non vedere, infine, in questa esemplificazione il grande tema
della pace. Una visione irenica e ideologica tende, a volte, a secolarizzare il
valore della pace mentre, in altri casi, si cede a un sommario giudizio etico dimenticando
la complessità delle ragioni in questione. La pace è sempre «frutto della giustizia ed
effetto della carità»; esige il rifiuto radicale e assoluto della violenza e del terrorismo
e richiede un impegno costante e vigile da parte di chi ha la responsabilità
politica.
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III. Principi
della dottrina cattolica su laicità e pluralismo
5. Di fronte a queste problematiche, se è
lecito pensare allutilizzo di una pluralità di metodologie, che rispecchiano
sensibilità e culture differenti, nessun fedele tuttavia può appellarsi al principio del
pluralismo e dellautonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che
compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il
bene comune della società. Non si tratta di per sé di «valori confessionali», poiché
tali esigenze etiche sono radicate nellessere umano e appartengono alla legge morale
naturale. Esse non esigono in chi le difende la professione di fede cristiana, anche se la
dottrina della Chiesa le conferma e le tutela sempre e dovunque come servizio
disinteressato alla verità sulluomo e al bene comune delle società civili.
Daltronde, non si può negare che la politica debba anche riferirsi a principi che
sono dotati di valore assoluto proprio perché sono al servizio della dignità della
persona e del vero progresso umano.
6. Il richiamo che spesso viene fatto in
riferimento alla laicità che dovrebbe guidare limpegno dei
cattolici, richiede una chiarificazione non solo terminologica. La promozione secondo
coscienza del bene comune della società politica nulla ha a che vedere con il
confessionalismo o lintolleranza religiosa. Per la dottrina morale
cattolica la laicità intesa come autonomia della sfera civile e politica da quella
religiosa ed ecclesiastica - ma non da quella morale - è un valore acquisito e
riconosciuto dalla Chiesa e appartiene al patrimonio di civiltà che è stato
raggiunto.Giovanni Paolo II ha più volte messo in guardia contro i pericoli derivanti da
qualsiasi confusione tra la sfera religiosa e la sfera politica. «Assai delicate sono le
situazioni in cui una norma specificamente religiosa diventa, o tende a diventare, legge
dello Stato, senza che si tenga in debito conto la distinzione tra le competenze della
religione e quelle della società politica. Identificare la legge religiosa con quella
civile può effettivamente soffocare la libertà religiosa e, persino, limitare o negare
altri inalienabili diritti umani». Tutti i fedeli sono ben consapevoli che gli atti specificamente
religiosi (professione della fede, adempimento degli atti di culto e dei Sacramenti,
dottrine teologiche, comunicazioni reciproche tra le autorità religiose e i fedeli, ecc.)
restano fuori dalle competenze dello Stato, il quale né deve intromettersi né può in
modo alcuno esigerli o impedirli, salve esigenze fondate di ordine pubblico. Il
riconoscimento dei diritti civili e politici e lerogazione dei pubblici servizi non
possono restare condizionati a convinzioni o prestazioni di natura religiosa da parte dei
cittadini.
Questione completamente diversa è il
diritto-dovere dei cittadini cattolici, come di tutti gli altri cittadini, di cercare
sinceramente la verità e di promuovere e difendere con mezzi leciti le verità morali
riguardanti la vita sociale, la giustizia, la libertà, il rispetto della vita e degli
altri diritti della persona. Il fatto che alcune di queste verità siano anche insegnate
dalla Chiesa non diminuisce la legittimità civile e la laicità
dellimpegno di coloro che in esse si riconoscono, indipendentemente dal ruolo che la
ricerca razionale e la conferma procedente dalla fede abbiano svolto nel loro
riconoscimento da parte di ogni singolo cittadino. La laicità, infatti,
indica in primo luogo latteggiamento di chi rispetta le verità che scaturiscono
dalla conoscenza naturale sulluomo che vive in società, anche se tali verità siano
nello stesso tempo insegnate da una religione specifica, poiché la verità è una.
Sarebbe un errore confondere la giusta autonomia che i cattolici in politica
debbono assumere con la rivendicazione di un principio che prescinde
dallinsegnamento morale e sociale della Chiesa.
Con il suo intervento in questo ambito, il
Magistero della Chiesa non vuole esercitare un potere politico né eliminare la libertà
dopinione dei cattolici su questioni contingenti. Esso intende invece come è
suo proprio compito istruire e illuminare la coscienza dei fedeli, soprattutto di
quanti si dedicano allimpegno nella vita politica, perché il loro agire sia sempre
al servizio della promozione integrale della persona e del bene comune.
Linsegnamento sociale della Chiesa non è unintromissione nel governo dei
singoli Paesi. Pone certamente un dovere morale di coerenza per i fedeli laici, interiore
alla loro coscienza, che è unica e unitaria. «Nella loro esistenza non possono esserci
due vite parallele: da una parte, la vita cosiddetta spirituale, con i suoi
valori e con le sue esigenze; e dallaltra, la vita cosiddetta secolare,
ossia la vita di famiglia, di lavoro, dei rapporti sociali, dellimpegno politico e
della cultura. Il tralcio, radicato nella vite che è Cristo, porta i suoi frutti in ogni
settore dellattività e dellesistenza. Infatti, tutti i vari campi della vita
laicale rientrano nel disegno di Dio, che li vuole come luogo storico del
rivelarsi e del realizzarsi dellamore di Gesù Cristo a gloria del Padre e a
servizio dei fratelli. Ogni attività, ogni situazione, ogni impegno concreto come,
ad esempio, la competenza e la solidarietà nel lavoro, lamore e la dedizione nella
famiglia e nelleducazione dei figli, il servizio sociale e politico, la proposta
della verità nellambito della cultura sono occasioni provvidenziali per un
continuo esercizio della fede, della speranza e della carità». Vivere ed agire politicamente in conformità alla propria coscienza
non è un succube adagiarsi su posizioni estranee allimpegno politico o su una forma
di confessionalismo, ma lespressione con cui i cristiani offrono il loro coerente
apporto perché attraverso la politica si instauri un ordinamento sociale più giusto e
coerente con la dignità della persona umana.
Nelle società democratiche tutte le
proposte sono discusse e vagliate liberamente. Coloro che in nome del rispetto della
coscienza individuale volessero vedere nel dovere morale dei cristiani di essere coerenti
con la propria coscienza un segno per squalificarli politicamente, negando loro la
legittimità di agire in politica coerentemente alle proprie convinzioni riguardanti il
bene comune, incorrerebbero in una forma di intollerante laicismo. In questa
prospettiva, infatti, si vuole negare non solo ogni rilevanza politica e culturale della
fede cristiana, ma perfino la stessa possibilità di unetica naturale. Se così
fosse, si aprirebbe la strada ad unanarchia morale che non potrebbe mai
identificarsi con nessuna forma di legittimo pluralismo. La sopraffazione del più forte
sul debole sarebbe la conseguenza ovvia di questa impostazione. La marginalizzazione del
Cristianesimo, daltronde, non potrebbe giovare al futuro progettuale di una società
e alla concordia tra i popoli, ed anzi insidierebbe gli stessi fondamenti spirituali e
culturali della civiltà.
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IV. Considerazioni su aspetti
particolari
7. È avvenuto in recenti circostanze che
anche allinterno di alcune associazioni o organizzazioni di ispirazione cattolica,
siano emersi orientamenti a sostegno di forze e movimenti politici che su questioni
etiche fondamentali hanno espresso posizioni contrarie allinsegnamento morale e
sociale della Chiesa. Tali scelte e condivisioni, essendo in contraddizione con principi
basilari della coscienza cristiana, non sono compatibili con lappartenenza ad
associazioni o organizzazioni che si definiscono cattoliche. Analogamente, è da rilevare
che alcune Riviste e Periodici cattolici in certi Paesi hanno orientato i lettori in
occasione di scelte politiche in maniera ambigua e incoerente, equivocando sul senso
dellautonomia dei cattolici in politica e senza tenere in considerazione i principi
a cui si è fatto riferimento.
La fede in Gesù Cristo che ha definito se
stesso «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6) chiede ai cristiani lo sforzo per
inoltrarsi con maggior impegno nella costruzione di una cultura che, ispirata al Vangelo,
riproponga il patrimonio di valori e contenuti della Tradizione cattolica. La necessità
di presentare in termini culturali moderni il frutto delleredità spirituale,
intellettuale e morale del cattolicesimo appare oggi carico di unurgenza non
procrastinabile, anche per evitare il rischio di una diaspora culturale dei cattolici. Del
resto lo spessore culturale raggiunto e la matura esperienza di impegno politico che i
cattolici in diversi paesi hanno saputo sviluppare, specialmente nei decenni posteriori
alla seconda guerra mondiale, non possono porli in alcun complesso di inferiorità nei
confronti di altre proposte che la storia recente ha mostrato deboli o radicalmente
fallimentari. È insufficiente e riduttivo pensare che limpegno sociale dei
cattolici possa limitarsi a una semplice trasformazione delle strutture, perché se alla
base non vi è una cultura in grado di accogliere, giustificare e progettare le istanze
che derivano dalla fede e dalla morale, le trasformazioni poggeranno sempre su fragili
fondamenta.
La fede non ha mai preteso di imbrigliare in
un rigido schema i contenuti socio-politici, consapevole che la dimensione storica in cui
luomo vive impone di verificare la presenza di situazioni non perfette e spesso
rapidamente mutevoli. Sotto questo aspetto sono da respingere quelle posizioni politiche e
quei comportamenti che si ispirano a una visione utopistica la quale, capovolgendo la
tradizione della fede biblica in una specie di profetismo senza Dio, strumentalizza il
messaggio religioso, indirizzando la coscienza verso una speranza solo terrena che annulla
o ridimensiona la tensione cristiana verso la vita eterna.
Nello stesso tempo, la Chiesa insegna che
non esiste autentica libertà senza la verità. «Verità e libertà o si coniugano
insieme o insieme miseramente periscono», ha scritto Giovanni Paolo II.In una società
dove la verità non viene prospettata e non si cerca di raggiungerla, viene debilitata
anche ogni forma di esercizio autentico di libertà, aprendo la via ad un libertinismo e
individualismo, dannosi alla tutela del bene della persona e della società
intera.
8. A questo proposito è bene ricordare una
verità che non sempre oggi viene percepita o formulata esattamente nellopinione
pubblica corrente: il diritto alla libertà di coscienza e in special modo alla libertà
religiosa, proclamato dalla Dichiarazione Dignitatis
humanae del Concilio Vaticano II, si fonda sulla dignità ontologica della persona
umana, e in nessun modo su di una inesistente uguaglianza tra le religioni e tra i sistemi
culturali umani.In questa linea il Papa Paolo VI ha affermato che «il Concilio, in nessun
modo, fonda questo diritto alla libertà religiosa sul fatto che tutte le religioni, e
tutte le dottrine, anche erronee, avrebbero un valore più o meno uguale; lo fonda invece
sulla dignità della persona umana, la quale esige di non essere sottoposta a costrizioni
esteriori che tendono ad opprimere la coscienza nella ricerca della vera religione e
nelladesione ad essa». Laffermazione della libertà di coscienza e della libertà
religiosa non contraddice quindi affatto la condanna dellindifferentismo e del
relativismo religioso da parte della dottrina cattolica, anzi con essa è pienamente coerente.
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V.
Conclusione
9. Gli orientamenti contenuti nella presenta
Nota intendono illuminare uno dei più importanti aspetti dellunità di vita
del cristiano: la coerenza tra fede e vita, tra vangelo e cultura, richiamata dal Concilio
Vaticano II. Esso esorta i fedeli a «compiere fedelmente i propri doveri terreni,
facendosi guidare dallo spirito del vangelo. Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non
abbiamo una cittadinanza stabile ma che cerchiamo quella futura, pensano di poter per
questo trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio la fede li
obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di ciascuno». Siano desiderosi i
fedeli «di poter esplicare tutte le loro attività terrene, unificando gli sforzi umani,
domestici, professionali, scientifici e tecnici in una sola sintesi vitale insieme con i
beni religiosi, sotto la cui altissima direzione tutto viene coordinato a gloria di
Dio».
Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II
nellUdienza del 21 novembre 2002 ha approvato la presente Nota, decisa nella
Sessione Ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.
Roma, dalla sede della Congregazione per la
Dottrina della Fede, il 24 novembre 2002, Solennità di N.S. Gesù Cristo Re
dellUniverso.
X
JOSEPH CARD. RATZINGER
Prefetto
X
TARCISIO BERTONE, S.D.B.
Arcivescovo emerito di Vercelli
Segretario
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