La
catena della promozione e della tutela della salute
nell’Isontino:
presupposti, problemi e prospettive.
I
presupposti
Nella
Costituzione italiana e nella normativa di legge, al Comune
nelle sue diverse strutture è affidata la vigilanza sulla promozione
della salute della Comunità che ad esso afferisce.
Secondo
l’OMS “la salute dipende oltre che dal comportamento dei singolo
cittadino, dalle scelte politiche della propria amministrazione e le
Amministrazioni locali sono considerate come i più determinanti ed
efficaci attori capaci di elaborare politiche urbane e regionali
sostenibili in materia di ambiente, economia e società umana e
civile.”.
Uno
dei presupposti per questa fondamentale azione, eminentemente
politica, è il superamento della separazione delle politiche di
settore (“la salute non è
una nicchia ma un ecosistema”).
Altro
fondamentale principio è il superamento del”tutto a tutti”, senza
priorità o, viceversa, la gestione meramente economica del bisogno
umano.
Va
inoltre aborrito il paternalismo da parte chi coloro che detengono il
potere politico o quello
tecnico (“noi soli sappiamo sempre ciò che si deve fare”): in ciò
l’esercizio della funzione del Comune deve essere un momento di forte
presenza democratica; è necessaria soprattutto una attenta
lettura dei bisogni della comunità, ma tale lettura deve seguire con
attenzione ogni possibile voce e, nel contempo, deve essere scevra da
influenze estranee alla salute stessa, sia da parte della comunità
sia da parte di chi esercita il potere.
Nella
catena della promozione della salute,sempre secondo l’OMS, un
elemento fondamentale sono le organizzazioni dei cittadini: i Comuni
(e ogni altra Istituzione) non possono fare astratti programmi senza condivisione
degli utenti: il miglioramento della tutela delle persone passa
proprio dalla chiarezza dei rapporti tra politici, amministratori,
operatori e cittadinanza, non solo in termini di salute in senso
stretto ma anche del migliore e più equo uso delle risorse, tanto più
che nel patrimonio culturale delle comunità si trovano elementi di forte
valore anche al di fuori delle figure istituzionali.
Vanno
valutate attentamente le risorse a disposizione, definite le risposte possibili e si devono
descrivere infine i percorsi da attivare secondo i punti programmatici
essenziali suggeriti dall’OMS:
-
Equità
ed accessibilità;
-
Sostenibilità;
-
Solidarietà;
Equità significa ridurre
le disuguaglianze perché la salute sia accessibile ed adeguata per
tutti e non vengano frapposte barriere di distanze, trasporti, tempi.
Secondo
il principio di sostenibilità le risorse devono essere impiegate in
modo in modo congruo con le risorse anche del domani, così da
soddisfare i bisogni della presente generazione senza compromettere la
capacità delle generazioni future di soddisfare i propri.
Solidarietà sociale non è tanto l’elargizione agli indigenti ma
servizio al diritto di ogni
cittadino nel bisogno, attingendo alle risorse della collettività; in
altre parole il Comune, in particolare, deve provvedere direttamente
-o mediante vigilanza- non solo alla tutela delle fasce deboli ma alla
tutela generale dei diritti di tutti i cittadini, sempre ponendo
vigile attenzione al corretto uso di tutte le
risorse, patrimonio comune di tutta la collettività.
L’Azienda
preposta all’erogazione degli interventi, tenuto presente il
principio di economicità dell’impiego delle risorse, deve curare in
particolare l’appropriatezza clinica ed organizzativa, condizione
questa che si realizza solo quando al paziente”giusto” viene reso
il servizio”giusto” e nella “giusta” quantità. Di quì
l’importanza dell’Azienda
sanitaria che, come soggetto giuridico pubblico, senza finalità
di reddito, offre attività e prestazioni sanitarie prefiggendosi come
scopo non la remunerazione del capitale investito bensì
l’acquisizione e/o l’erogazione di interesse collettivo primario.
In tale contesto va sottolineata l’importanza del “governo
clinico” quale funzione aziendale dedicata ad assicurare qualità,
efficienza tecnico-operativa e distribuzione appropriata dei servizi
secondo gli assodati principi del Total Quality Management e della
Quality Assurance.
Per
tutto ciò è necessario un forte impegno alla cooperazione non solo
tra persone ma anche tra attori di competenza ed istituzioni diverse,
integrando soprattutto le problematiche sanitarie e sociali con quelle
ambientali, economiche, urbanistiche, antropologiche.
In
questo il Comune, primo attore, deve
agire in sinergia non sola
con i Comuni cointeressati allo stesso ambito territoriale e sanitario
ma anche con la Regione che deve provvedere piani di portata diversa e
più vasta ma sempre improntati ai principi condivisi di equità,
accessibilità e sostenibilità, facilitando nelle Aziende il
perseguimento di obbiettivi di appropriatezza clinica ed
organizzativa.
Il sistema della salvaguardia della salute, nel suo raccordarsi con
la società civile, viene ben rappresentato da una piramide che ha
una base costituita dallo stato di salute di cui gode la massima parte
della popolazione; in questa rappresentazione c’è poi un livello
superiore più ristretto che identifica gli stati
presintomatici, poi si individuano livelli progressivamente
decrescenti in dimensioni, come la fase sintomatica di
malattia, il bisogno di intervento medico generale, il bisogno di
prestazioni specialistiche e, nell’apice ben ristretto della
piramide, le alte specialità. In questa figurazione un orizzonte
sfumato taglia l’unica massa della piramide a livello circa della
richiesta di prestazioni, la “soglia dell’assistenza”: al di
sotto di questo è lo spazio della educazione, dei comportamenti,
della prevenzione, dell’intervento sociale, subito sopra c’è il
vasto orizzonte dell’assistenza territoriale, medica e
socio-assistenziale e solo più in su l’ospedalizzazione, per
finire, nei pochi casi che lo richiedono, alla sommità rappresentata
dai centri di eccellenza, pochi e ben collocati e collegati con la
rete dei servizi.
Allora
il luogo della promozione
della salute nei sui più vasti e complessi aspetti è l’ambito
territoriale che nel nostro
ordinamento corrisponde al Distretto
socio-sanitario. La
doppia dicitura è assolutamente inscindibile e ciò da una parte
definisce il ruolo inequivocabile dell’Amministrazione comunale,
dall’altra limita e sottopone al controllo di questa il potere
dell’Amministrazione sanitaria, pur senza interferenze nelle
pertinenze di ordine strettamente professionale.
Il
Distretto è il luogo naturale dell’integrazione degli interventi
di promozione della salute e di prevenzione: in esso si assicurano i servizi di assistenza primaria relativi alle
attività socio- assistenziali nonché il coordinamento e
l’integrazione delle attività proprie del territorio con quelle dei
dipartimenti e dei servizi dell’Azienda socio-sanitaria di
riferimento, compresi i presidi ospedalieri che divengono parte integrante della rete dei
servizi per quella Comunità a garanzia della continuità
assistenziale.
L’Azienda deve essere il
fornitore delle cure nel
rispetto dei principi della continuità, dell’accessibilità e
dell’equità di esse e perseguire nelle proprie strutture l’appropriatezza
delle prestazioni ed il governo clinico dell’intero sistema.
Il
Comune ha la sua parte nei servizi sociali, parte che deve essere
integrata con la prima.
Sul
buon esito finale e complessivo vigila ancora
il Comune, diretto responsabile del benessere dei cittadini.
Strumento
per il corretto esercizio di questa fondamentale attività per il
benessere dei cittadini è il Programma
delle Attività Territoriali, (PAT), che basato sul principio
della intersettorialità degli interventi cui concorrono le diverse
strutture operative, deve portare alla definizione delle attività dei
servizi sanitari integrati con la realtà socio-economica del
territorio.
A
tal scopo nel PAT vanno evidenziati i diversi centri
di responsabilità, le priorità di salute, le risorse per
conseguire gli obbiettivi. Pertanto interlocutori
sostanziali nella stesura del PAT sono gli Enti locali, soggetti
pubblici e privati, l’associazionismo dei cittadini,
volontariato,produttori profit e non-profit..
Il
PAT viene in effetti proposto dal Direttore
del Distretto, previo parere del Comitato o Assemblea dei Sindaci
di Distretto ed è approvato dal Direttore generale dell’Azienda.
coinvolgendo tempestivamente e nella massima trasparenza tutti gli
attori che si sono storicamente occupati di promozione e tutela della
salute.
Nel
PAT confluisce l’analisi dei bisogni di salute della popolazione e
delle risorse disponibili per i Distretti e deve prodursi un
dimensionamento dei servizi in risposta ai bisogni, questi
contemperati ovviamente dalle disponibilità.
I
dati dei bisogni provengono dai Comuni che li raccolgono attraverso
informazioni sanitarie, studi demografici e sociali, apprezzamento di
variabili economiche, produttive ecc.Altri dati provengono
dall’Azienda attraverso il Piano Strategico Aziendale che per parte
sua definisce le risorse disponibili e gli obbiettivi. L’Azienda,
nel partecipare alla stesura del PAT, deve ovviamente far riferimento
ad un proprio ben definito Atto Aziendale che stabilisca con chiarezza
gli organigrammi e le pertinenze a ciascun livello ed in particolare
nei Distretti.
I
Comuni hanno poi, alla fine o anche durante il processo, in compito di
verifica dei risultati per
poterne rendere edotti i cittadini e provvedere o sollecitare
correttivi, se del caso.
I
problemi.
Una
sostanziale serie di problemi a danno della tutela sociale e sanitaria
nell’Isontino risale all’attuazione del Piano
Sanitario Regionale, così come è stata impostata dalla Regione
ed attuata coscienziosamente dalle Direzioni generali che si sono
succedute in sede locale.
Si
dà atto del tentativo di razionalizzazione complessiva della spesa
sanitaria regionale come si è consapevoli che le indicazioni
numeriche (ad es. i soli posti letto) sono indicatori non esaustivi
delle potenzialità delle strutture, tuttavia è d’obbligo riportare
alcuni fatti esemplificativi che definiscono inequivocabilmente il
processo sperequativo ai danni dell’ASS2.
Ø
mentre la
Provincia di Trieste è dotata di 7.2 posti letto per 1000 abitanti,
Ø
quella di Udine 4.8,
Ø
quella di Pordenone 5,3,
Ø
la Provincia Isontina è a 3.3.
-
Giova
notare che il numero dei posti letto, anche se ha poco valore in sé,
comunque concorre a definire la consistenza delle strutture
ospedaliere ed anche di quelle assistenziali (senza per altro stabilirne la ripartizione, ed
un letto assistenziale ha una remunerazione circa metà di quello
ospedaliero); d’altro canto tale numero riflette il tipo e la
qualità dei servizi anche territoriali che possono essere erogati
e, in particolare, quella che si definisce “complessità”
delle strutture che, a sua volta, determina i finanziamenti.
-
Nello
stesso contesto va notata anche l’assenza
di strutture “di eccellenza” (ospedali ad alta
specializzazione, IRCCS, cliniche universitarie) nella sola
Provincia di Gorizia e questo dato penalizza l’Isontino aanche
nella possibilità di sviluppo tecnologico ed organizzativo.
-
Va
notato che, a fronte dei 645 posti letto regionali, la Provincia
Isontina non ha strutture ospedaliere private
accreditate, dopo la chiusura dell’Osp. S. Giovanni di Dio
(già struttura dedicata alla lungodegenza ed alla riabilitazione,
chiusa senza tener conto delle necessità che si stanno aggravando
nell’assistenza alla persona anziana o con gravi deficit.
-
In
tema di finanziamenti
si deve anche far notare che essi sono erogati in base anche alla
varietà della casistica trattata (case mix), alla spesa storica,
al valore storico delle apparecchiature, al sistema di guardie
attive: non si può non vedere in questo un perverso meccanismo
involutivo (una morte programmata) delle strutture isontine dove la progressiva
sottrazione di funzioni porta ad una progressiva riduzione di
risorse che, a loro volta, riducono ulteriormente le prestazioni.
-
Sempre
in tema di finanziamenti regionali: alle rimostranze che da più parti i
cittadini e le istituzioni locali esprimono, il Direttore generale
ha risposto che la pochezza delle risorse attribuite pone
l’alternativa tra finanziamento agli ospedali o sostegno al
territorio. Ma la povertà
imposta all’Isontino stride con tutta una ricca serie di investimenti
in conto per edifici, impianti e strumentazione ospedalieri in
tutta la Regione. Le cifre meritano documentazione in allegato
(vedi) ma in sintesi, con i DGR 2724, 2727 e 2730 del 2003,
vengono assegnati:
Ø
Alla provincia di Trieste complessivamente € 7.019.000;
Ø
Alla città di Udine (esclusa l’ASS4) € 11.321.987,52
Ø
Alla provincia di Pordenone € 8.584.000;
Ø
All’Isontino € 1.474.000
di cui € 217.000 per assistenza a non autosufficienti e cinque posti
di “Hospice”. (Nota:
può darsi che queste cifre debbano essere corrette ma la profonda
sperequazione resterà).
-
Gli
accordi di Area Vasta,
predisposti dall’ASS1 e sottoscritti dalla 2, impongono migrazione
sanitaria verso ambito pubblico ma, soprattutto, privato
convenzionato, in territorio triestino,
per patologie minime come il tunnel carpale o per casi
di pesante valenza
umanitaria come i
malati terminali o i pazienti psichiatrici. Le motivazioni addotte
(prestazioni di alta specialità, riduzione delle liste di attesa)
appaiono spesso pretestuose e lasciano aperto il quesito se, in
nome dell’efficienza e dell’efficacia, non sarebbe meglio
operare dei correttivi interni all’ASS2. Secondo il programma di
area vasta, l’Azienda Isontina è totalmente asservita per
prestazioni anche minime o routinarie alla gestione dell’area
giuliana con meccanismi che invocano l’efficienza ma che
finiscono inevitabilmente per premiare le strutture giuliane ed in
particolare le strutture convenzionate. Non c’è condivisione e
le azioni sono esclusivamente centrifughe rispetto l’azienda
isontina (almeno per quanto riguarda la parte goriziana). Non
vengono minimamente presi in considerazione i gravi disagi ed i
costi personali che ne conseguiranno per la popolazione isontina.
Viene a mancare infine il controllo della spesa che l’Azienda
potrebbe esercitare se le prestazioni fossero svolte al suo
interno svolte al suo interno;
-
Secondo
il Piano sanitario regionale tuttora vigente, le funzioni
specialistiche, anche quelle di maggior rilievo per la
popolazione anziana, a Gorizia come a Monfalcone,
potranno tra breve non esserci più e, se mantenute,
saranno unicamente ambulatoriali, eventualmente con appoggio nelle
degenze generali.
-
Si
discute se sopprimere il punto nascita di Gorizia e le gestanti già per i controlli in
gravidanza vengono dirottate al Burlo-Garofolo dove recentemente
sono stati confermati ben due reparti di maternità.
-
Il
Laboratorio di Gorizia è chiuso e tutto l’Isontino deve far
riferimento per gli esami di laboratorio in parte a Monfalcone ed in parte anche a Trieste,
mentre in Trieste stessa si contano non meno di 9 laboratori pubblici o convenzionati;
-
Il
servizio di diagnosi e cura
psichiatrico sarà trasferito a Trieste, annullando la grande
tradizione isontina e, soprattutto, imponendo ulteriori gravi
disagi alle famiglie residenti.
-
Il
servizio di Anatomia
patologica dell’ASS2 è pressoché soppresso e attribuito
ancora ad enti triestini.
-
Altro
servizio di grande tradizione isontina era il Servizio di Immunoematologia,
ora ridotto a raccolta del sangue.
-
La
carenza o la povertà di immagine di alcuni servizi scoraggia i possibili
utenti e questo, se dirotta altrove con sacrifici anche gravi i
pazienti fortemente sintomatici, tende a minimizzare patologie non
evidenti ma potenzialmente evolutive, come le neoplasie in fase
precoce;
-
Anche
se ufficialmente occultati alla Direzione generale, in tutta
l’Azienda i disagi
operativi e psicologici
del personale sono diventati un problema di grande rilievo: essi
sono dovuti alla scarsezza
numerica ed al senso di frustrazione
e precarietà che pervade gli operatori che assistono al
progressivo smantellamento, mentre sono demotivati
dalla povertà operativa di alcune delle strutture residue.
-
La
delibera regionale sugli Hospices prevede per l’Isontino non quella struttura di
particolarissimo profilo umanitario che altrove potrà essere
attuata, ma la semplice riconversione, in ognuno dei due presidi
isontini, di 10 posti di RSA in 5 per malati terminali, il tutto
flessibilmente, secondo le esigenze. Il citato DGR 2730 infine il
12-09-2003 assegna 50.000 € ad un totale di soli cinque
posti, senza specificare dove!
-
Nella
ripartizione del Fondo regionale, all’Isontino sono stati
assegnati in tutto 87.000 € per 63 posti letto per pazienti non
autosufficienti, posti da installare all’interno di case di
riposo;. E’ ragionevole chiedersi se l’Isontino abbia 63
pazienti di questo tipo e se invece non si tratti di un modo per
porre a carico della ASS2 pazienti altrove indesiderati. 80.000
€ sono assegnati per una non definita“assistenza” a pazienti
in stato vegetativo
permanente: giova allora ricordare che un struttura isontina
ben adatta a questo scopo e con prospettive
di servizio anche nazionale, è stata a suo tempo chiusa.
-
A
livello locale si nota la mancanza dell’Atto
Aziendale per cui non è dato neppure conoscere l’albero
delle responsabilità: è doveroso rilevare come la definizione
della gerarchia delle responsabilità sia elemento fondamentale
del governo clinico. Per altro molti posti di responsabilità sono
occupati da facenti funzione gravati anche di incarichi multipli.
-
Almeno
per ciò che riguarda l’Alto Isontino, non sono stati attuati
finora i dispositivi dell’art. 3 quater DL. 502/92 poi ripresi
dalla Legge di Riforma, che definiscono le caratteristiche del Distretto: autonomia tecnico-funzionale, risorse ben definite,
contabilità separata..
-
Anche
il PAT
a quanto ci è dato sapere, finora non ha potuto trovare
attuazione ed anche questo fa parte delle responsabilità del
governo clinico.
-
Il
Piano Aziendale dell’ASS2,
così come presentato alla Conferenza dei Sindaci, nella sua
indeterminatezza lascia intravedere scarsezza di risorse a fronte
di capitoli di spesa indefiniti (p.es. “beni aziendali”, nuovi
uffici, osp. S. Giovanni) e totale assenza di investimenti
particolarmente per Gorizia.
-
Un
aspetto della qualità percepita da parte dei cittadini dell’assistenza
sanitaria nell’Isontino, è stato esposto, in una recente seduta
dell’Assemblea, proprio da uno dei Sindaci interessati: (dal
verbale) “…il quale sottolinea l’esistenza di un grande gap
tra gli indicatori di qualità/efficienza… e la qualità
percepita…il ruolo dei Sindaci non può che partire dalla
valutazione della qualità percepita mentre compete ad altri
livelli capire perché si allarga la forbice…non è dato sapere
quanto effettivamente è stato speso in termini di costo
sociale rispetto a riduzioni –ad esempio- di degenza…la
sensazione è che buona parte sia gravata sulla comunità, sul
sistema famiglia, sulla rete dei servizi locali…
-
Il
complesso problema dell’ospedale S.Giovanni di Dio, sul quale è intervenuto il
Consiglio comunale, dietro puntuale sollecitazione di un gruppo
organizzato di cittadini, è ora all’esame di una Commissione di
esperti: essi entro breve dovranno dare un parere sulla fattibilità
e la fruibilità di un progetto (tuttora incompleto sia dal punto
di vista strutturale sia per ciò che riguarda i finanziamenti ed
i tempi di completamento) ed anche sul raffronto con la sede
attuale. È auspicabile che la Commissione possa essere
debitamente fornita di tutta la documentazione necessaria, senza
esclusioni di sorta. Nel contempo documentazione in merito alle
vicende degli appalti è all’attenzione dell’Autorità
nazionale di vigilanza sui Lavori pubblici ed è oggetto di un
esposto alla Procura della Repubblica.
Le verifiche in corso, una serie rilevante di problemi
progettuali del tutto non definiti e l’assenza attuale di
finanziamenti per la gran parte dei lavori ipotizzabili, rendono
quanto mai incerta e discutibile la realizzazione. La problematica
resta comunque in sospeso fino alla conclusione delle indagini.
Le
prospettive.
Riesce
difficile pensare che l’attuale bacino di utenza dell’Isontino
possa sostenere due ospedali di rete che, comunque, costringerebbero
alla migrazione gran parte delle patologie correnti non elementari,
aggravando la sudditanza nei confronti di altre strutture della
Regione ben al di sotto dell’apice delle alte specialità.
Ciononostante,
nel riformulare un progetto per la Sanità nell’Isontino, è
necessario conservare la funzionalità
e la dignità di ambedue i presidi coi rispettivi distretti. Nel
fare questo si dovranno tener presenti tre principi:
-
Gran
parte dell’attuale depauperamento è da attribuire alla necessità di dirottare
clientela e fondi a strutture di altri presidi della
Regione, in particolare quelli dell’area vasta: equità ed
accessibilità del servizio impongono che, se economie si devono
fare, questo avvenga là dove c’è evidente ridondanza;
-
Le
due città hanno proprie dignità
che vanno preservate, soprattutto Gorizia, capoluogo di Provincia
con un ruolo internazionale unico in Regione ed in Europa;
-
I
due distretti hanno specificità ben distinte tali da imporre una strutturazione asimmetrica
che è valore aggiunto di valenza –di nuovo- regionale ed
internazionale:
·
L’Isontino che fa capo a Gorizia, col territorio sloveno
contiguo, ha vocazione internazionale che deve iniziare proprio dalla
integrazione dei servizi sanitari e dalla confluenza sul confine di
attività cliniche, di ricerca e formative (cfr. avanti);
·
Monfalcone in virtù del porto, ha un importante ruolo di
servizio a popolazione non residente che, al di là dell’assistenza
corrente, andrebbe sviluppato anche nel senso della
prevenzione e della cura di patologie finora considerate
esotiche.
In
ogni modo sono irrinunciabili:
·
Il mantenimento ed il potenziamento in ambedue i presidi di funzioni
essenziali con relative guardie mediche (punto nascita,pediatria,
emergenza, laboratorio, diagnosi e cura psichiatriche);
·
L’equa e chiara ripartizione delle funzioni non duplicabili, evitando insostenibili concorrenzialità;
·
Il recupero di funzioni correnti ora assorbite dall’area
vasta o da altri accordi similari;
·
La riattivazione nei due presidi di funzioni
specialistiche particolari, evitando però la formazione di
servizi veri e propri ed invece utilizzando in loco le prestazioni di
specialisti convenzionati esterni (spostare i medici e non i
pazienti);
·
La messa in rete di
prestazioni complesse come l’oncologia in modo che l’iter del
paziente si svolga per quanto possibile nella sede locale anche per
facilitare la continuità delle cure;
·
La piena dignità ai due Distretti che dovrebbero poter far capo per le cure ospedaliere
a quella delle due strutture si ritenga caso per caso pertinente;
·
Appropriate strutture di Hospice, funzionalmente e logisticamente separate dalle strutture
ospedaliere o assistenziali; accanto a queste va ripreso e sviluppato
un già ben sperimentato servizio di Cure
Palliative ospedaliero e domiciliare, questo in sinergia con
l’ADI;
·
Il sostegno alle
famiglie ed assistenza ai pazienti quando la migrazione sia davvero
inevitabile.
.
Integrazione
Sanitaria Transfrontaliera
Il
progetto di integrazione transfrontaliera dei servizi sanitari,
progetto che coinvolga dalla parte isontina qualsiasi funzione o
professionalità ospedaliera o territoriale ne sia all’altezza, potrà
dare una profonda ed altrimenti insperabile dimensione non solo alla
sanità ma a tutta l’economia isontina ed al profilo europeo della
Regione, opportunità eccezionale stante la collocazione geografica
nel contesto della nuova Europa.
La
cooperazione non riguarderà tanto le prestazioni di base ma si
orienterà su specializzazioni che interessino tutto il bacino
dell’Isonzo e che abbiano valenze tali da essere un patrimonio di
larga fruizione.
Il
6 Agosto 2003 il Consorzio per lo Sviluppo del Polo Universitario di
Gorizia ha presentato un documento programmatico in un incontro
organizzato dai Comuni di Gorizia, Nova Gorica e Sempeter pri Gorici
alla presenza del Presidente della Provincia, dei Direttori
dell’ASS2 e dell’Ospedale di Sempeter, del senatore Volcic
e del Presidente della Fondazione CARIGO che finanzierà lo
studio/progetto da presentare all’UE.
Questo
a seguito di tutta una serie di incontri riservati con personalità
aventi specifiche competenze ed autorevolezza in specifici campi ed
appartenenti ad istituzioni
universitarie italiane e slovene che hanno espresso un forte interesse
a sviluppare sul territorio confinario iniziative a caratterizzazione
transfrontaliera in sinergia tra le adiacenti realtà italiana e
slovena. Da questi incontri è venuto un preciso sostegno a sviluppare
un vero e proprio progetto a valenza europea. Analogo sostegno è
stato offerto dall’organizzazione per gli Ospedali in Europa, HOPE e
le forme di cooperazione transfrontaliera sono uno dei cardini del
programma della nuova Amministrazione regionale. Anche importanti
personalità politiche europee ( tra cui Prodi e Volcic) si sono
appassionate al progetto.
Tale
progetto dovrà avere alcuni requisiti, pienamente condivisi dalle
parti interessate:
-
Sviluppare
inizialmente le peculiari specializzazioni presenti nei due
Ospedali adiacenti (già in buona parte individuate) coinvolgendo
anche il Presidio di Monfalcone, con un protocollo che sancisca le
rispettive aree di collaborazione e le sinergie.
-
Individuare
i percorsi di carattere burocratico amministrativo per arrivare
alla cooperazione/integrazione.
-
Delineare
le attività sulle quali attestare l’elevazione scientifica e
tecnologica di comune interesse, non sostitutiva ma integrativa
delle rispettive realtà regionali, con il coinvolgimento delle
realtà universitarie;
-
Individuare
le possibili collaborazioni con realtà europee interessate
all’elevazione della qualità ed al riconoscimento del ruolo
internazionale delle specialità suddette.
Una
tale prospettiva può venire avviata a livello locale con la convinta
regia delle Istituzioni isontine e con la partecipazione dei soggetti
sopra indicati da ambo le parti del confine fra cui, in particolare,
oltre al Consorzio per lo sviluppo del Polo universitario, la Sanità
locale, gli Enti locali e le Università, le Autorità politiche, gli
Enti finanziari e quanti altri possano dare il loro apporto.
Va
dato incarico di formulare il progetto ad una struttura
professionalmente capace ed esperta in progetti finanziabili da parte
dell’Unione Europea..
Tra
le priorità condivise si segnalano:
-
Trauma
Center, inizialmente ancorato alla esistente realtà di Sempeter e
rapportato all’Università di Lubiana;
-
Stroke
Unit, da sviluppare nell’Ospedale di Gorizia con l’apporto
delle Università di Udine e Trieste;
-
Diagnostica
oncologica, pure ancorata inizialmente nell’Isontino, da
sviluppare con la guida dell’Università di Trieste in sinergia
con l’Università di Lubiana, seguendo l’esperienza già
avviata della Risonanza Magnetica;
-
Telemedicina,
con tutte le possibili diramazioni funzionali, sviluppata
dall’Università di Udine sulla base di un progetto già avviato
che vede coinvolto l’Ospedale di Monfalcone, in collaborazione
col servizio che si sta formando nell’Ospedale di Sempeter.
-
Altri
passaggi di questo processo di collaborazione/integrazione
potranno essere il dipartimento materno-infantile, particolari
specialità chirurgiche, soprattutto una scuola internazionale per
le professioni infermieristiche in cui l’Isontino vanta una
eccellente tradizione.
Le
parti coinvolte si stanno già adoperando per i preliminari del
progetto: si auspica la convinta partecipazione degli Enti locali che
certamente non vorranno tenersi in disparte a fronte di una così
importante (e fuggevole) occasione per l’Isontino e la Regione tutta
di diventare un luogo eccellente nel contesto dell’Europa prossima
ventura.
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